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Maresciallo dell'Arma dei Carabinieri, docente ufficiale della prima scuola privata igienista italiana "Health Science University", attivista per i diritti umani, vegano-crudista e strenuo difensore dei diritti degli animali, da 14 anni si occupa in chiave igienista della correlazione fra alimentazione e malattia, con particolare attenzione alla salute mentale nonché all'utilizzo delle molecole più demoniache e distruttive mai inventate dall'uomo: gli psicofarmaci. L'intento di questo blog non è fornire indicazioni di natura medica, bensì quelle informazioni che possano essere utilizzate per effettuare delle scelte personali e consapevoli, soprattutto in ambito psichiatrico. NOTA BENE: QUESTO SITO RIFLETTE IL PENSIERO ESCLUSIVO DEL SUO AUTORE E NON HA ALCUN COLLEGAMENTO ED/O ESPRIME CONSIDERAZIONI IN NOME E PER CONTO DELL'ARMA DEI CARABINIERI

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venerdì 30 gennaio 2015

CIPRALEX, SERPLUS, TATIONIL, GABA E GRIFFONIA. È GIUSTO DARE PSICOFARMACI AI DIVERSAMENTE ABILI? E GLI INTEGRATORI?

LETTERA

Egregio Sig. Bisanti,


La ringrazio davvero tanto per la generosità con cui si spende nell'aiutare tante persone che sono, per i più svariati motivi, finite nella tragedia degli psicofarmaci.
Le scrivo poi per avere dei consigli.

1) Mio figlio assume ormai da quasi 3 anni una compressa di cipralex al giorno, in seguito ad un crescendo di ansia, dispiaceri e solitudine.
Io voglio assolutamente che a poco a poco non la prenda più, ma la difficoltà mia (e sua) è che non vive più in Italia, ma all'estero per lavoro.

Da un mese ha cominciato a prendere il Serplus, dopo che lo ho avuto a casa x 40 giorni e che così sono riuscita a fargli 35 fiale di tationil x intramuscolo.
Spero che con questo integratore e con una dieta più equilibrata (da tempo non mangia formaggi ed ora non prende + caffè, ma continua a prendere un po' di latte nel thé ) possa con più facilità smettere il Cipralex.
Purtroppo so che è soggetto a crisi di panico, se qualcosa gli fa rivivere delle situazioni per lui intollerabili..........

Io ho un'altra figlia, più piccola di 4 anni, che è affetta da Sindrome di Down e che, essendo molto consapevole del suo stato e  dell'emarginazione in cui vivono questi ragazzi (nonostante tutte le chiacchiere che si fanno attorno a loro) ed anche in seguito al fatto che il suo amatissimo fratello era via a studiare a Bologna e poi a lavorare in Inghilterra, è caduta in una grave depressione, che la portava a non nutrirsi più. "Bolo Isterico" mi fu diagnosticato, ed assieme alla diagnosi una lista di psicofarmaci.

Ne ho consultati tanti di psichiatri, ma tanti da non poterne più. La litania era sempre quella. Bene, non ne ho somministrati neanche uno. Mi sono fidata della terapia bio-infusionale del compianto dott. Ugo D'Abramo, basata sulla disintossicazione e con l'aiuto di Dio, ma per davvero, mia figlia ne è uscita. Ha preso, e prende tutt'ora, molta vitamina b1, b3, b6, (quest'ultima ora non più ) Gaba e  griffonia ed ora il serplus. 

Il tutto associato ad una dieta il + possibile senza glutine e senza latticini di origine bovina (capra e pecora permessi con moderazione )
Se dare psicofarmaci a soggetti normodotati è davvero pericolosissimo, darli ai portatori di handicap è da ...criminali.
So che ha tante mail a cui risponde, ma se troverà il tempo per rispondere anche alla mia, sopratutto sul beneficio del Serplus, gliene sarei davvero grata.
Cordialmente,
Lettera firmata


RISPOSTA

Buongiorno sig.ra,
e grazie di aver scritto a questo piccolo uomo.

Come sempre, preciso di non essere medico, di non curare nessuno, di non fare diagnosi e di non prescrivere alcunché, essendo io stesso un autentico sostenitore delle capacità autoguaritive del corpo umano, allorquando gliene venga data la possibilità.

Veniamo a noi. Via anzitutto la lobotomizzazione, e vediamo le cose per quello che sono.

Anzitutto, chiariamo un primo concetto...

Nessuna sostanza in forma di integratore, chimica o naturale che sia, potrà mai e poi mai riprodurre all'interno dell'organismo quei benefici che solo una "sinfonia" di sostanze, tutte insieme, presenti nei cibi giusti può fare.

Assumere Vitamina C non significa avere gli stessi benefici che mangiare un'arancia così come Madre Natura l'ha fatta...

Anzi, le vitamine si comportano quasi come i farmaci, specialmente in dosi elevate, agendo da dopanti dell'organismo e andando a sopprimere meramente la sintomatologia.

Sono il primo che si farebbe fare un'endovena di EDTA (un chelante chimico del mercurio) se dovessi cadere in una vasca contenente tale minerale tossico in quantità enormi; ma sono anche il primo che rifiuterebbe tale procedura, a favore di un riequilibrio lento e progressivo del corpo umano, se ne avessi percentuali elevate assunte nel corso degli anni.

Il Tationil (integratore di glutatione, uno degli antiossidanti più potenti prodotti dal corpo umano), il Serplus (integratore di alfa-lattoalbumina, una delle proteine principali del latte materno), la Griffonia (pianta tropicale usata per alzare i livelli di serotonina e curare quindi gli stati di ansia e depressione), il  GABA (acido gamma-ammino butirrico), che aiuta nei disturbi del sonno.

Il mio parere: non ci siamo, non ci siamo affatto.

Se i suoi figli non avessero a disposizione tali sostanze sintetizzate dall'uomo, lei pensa che sarebbero destinati a non guarire mai?

Assolutamente no. Quello che voglio farle comprendere è che non si guarisce dosando con il misurino sostanze e sostanze.

Guarire significa alimentarsi in maniera impeccabile e DELEGARE al proprio corpo (il nostro miglior medico) il compito di sistemare quello che non funziona.

Gli integratori rimangono quindi farmaci mascherati, che danno un illusorio senso di benessere, che non è quello che noi vogliamo.

Quindi, ecco il piano d'attacco.

Benissimo l'alimentazione senza glutine né latticini (e nessuno sconto o eccezione riguardo).

Via tutto quello che non appaia come cibo, incluse le proteine animali di ogni genere e forma.

Via zuccheri artificiali, conservanti, addensanti di ogni tipo.

La mattina si comincerà con una spremuta di agrumi, seguita da frutta dopo un'oretta.

Frutta altresì lontano dai pasti ogni qualvolta si abbia fame.

Pranzo e cena con inizio di verdure crude e secondo piatto di cereali senza glutine (via anche il mais, e comunque non esagerare, essendo i cereali e i legumi stessi, cibi non propriamente nati per l'uomo) o legumi o amidacei o verdure cotte.

Il Cipralex, come tutti gli antidepressivi SSRI-SNRI, è mostruosamente difficile da scalare, e va fatto togliendo non più del 10% al mese.

Prepararsi a tutti gli effetti di rimbalzo e alle crisi di dismissione che arriveranno, sapendo che questo è l'unico modo per raggiungere una guarigione vera, solida e per sempre.

Stendo un velo pietoso sugli psicofarmaci ai diversamente abili: ormai, dall'autismo alla sindrome di Down, questi dottoroni che non sanno che pesci pigliare sono solo capaci di somministrare molecole stordenti e demoniache.

Legga per bene i quasi 600 articoli del blog, e si procuri il mio libro "Assassini in pillole: la Psichiatria moderna vista con gli occhi di un carabiniere".

Per ultimo, ma non meno importante: le calorie provenienti dai grassi dovranno tassativamente essere non più del 10% del totale. Mantenere bassi i grassi, anche quelli "buoni", è indispensabile per permettere un trasporto agevole dell'insulina e degli altri ormoni.

Ora ha i fatti. Tocca a lei combattere.

Io sono al suo fianco

Pietro Bisanti




Per i nuovi lettori: scandagliate tutto il blog, in quanto è una miniera di informazioni disponibili gratuitamente per tutti.

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Siamo ora in grado di offrire un servizio di tutela legale, per chiunque si trovi tra le maglie della psichiatria o abbia subito da essa un danno.

Il concetto è molto semplice: chi può pagare poco, paga poco; chi non può pagare nulla, non pagherà nulla e noi interverremo comunque, per il semplice concetto che un essere umano in difficoltà deve sempre essere aiutato; chi può pagare tanto, pagherà il giusto e sarà a sua discrezione donare qualcosa a questa causa.

In questo modo, in base alle proprie possibilità, questo innovativo servizio potrà rimanere in piedi, senza sprofondare dopo due giorni.

SIAMO INOLTRE IN GRADO DI FORNIRE UN SERVIZIO DI ASSISTENZA PSICOLOGICA NON ATTRAVERSO IL SOLITO "PSICOLOGO DA LETTINO", BENSI' CON L'AUSILIO DI PROFESSIONISTI CHE AIUTINO VERAMENTE, SENZA "INCOLLARE" IL PAZIENTE A VITA.

Noi ci siamo. Per tutti, nel limite delle nostre possibilità.

mercoledì 28 gennaio 2015

RISPERDAL, TALOFEN, RIVOTRIL E ZYPREXA: A UN PASSO DAL SUICIDIO E SEMPRE CHIUSO IN CASA

LETTERA

Salve Pietro, ho appena scoperto il suo blog. Dal 1998 sono stato in balia di psicologi e psichiatri di un centro di salute mentale che hanno rovinato la mia vita, mi ritrovo a più di 40 anni incapace di lavorare e di socializzare.
In particolare mi sono stati somministrati Risperdal, Talofen, Rivotril e Zyprexa: quest'ultimo mi ha portato vicinissimo al suicidio.
Attualmente sto assumendo un antidepressivo (paroxetina) su indicazione di un altro psichiatra che non fa parte di quel CSM, ma comunque passo la maggior parte del mio tempo chiuso in casa.
Ho letto che fornite anche un servizio di tutela legale, in cosa consiste?

Cordiali saluti
Lettera firmata


RISPOSTA

Buongiorno Anonimo,
e grazie di aver scritto a questo piccolo uomo.

Come dico sempre, non sono un dottore, non faccio diagnosi, non curo nessuno, non prescrivo alcunché e ben me ne guardo dal farlo, essendo io stesso un autentico sostenitore della capacità autoguaritiva del corpo umano, allorquando gliene venga data la possibilità.

Veniamo a noi. Via anzitutto la lobotomizzazione, e vediamo le cose per quello che sono.

Benvenuto tra i milioni di persone al mondo vittime di una Psichiatria medievale, che a furia di molecole che senza eufemismi definisco demoniache, si ritrovano ad essere rovinate per sempre.

La risposta degli psichiatri è sempre questa: farmaci, farmaci e solo farmaci.

Nessuno sforzo per ricercare la causa, molto spesso organica, alla base del disturbo manifestato.

Legga il blog in lungo e in largo, essendoci quasi 600 articoli gratuiti, disponibili per tutti.

Si procuri il mio libro "Assassini in pillole: la Psichiatria moderna vista con gli occhi di un carabiniere".

Il nostro servizio legale dispone di avvocati che intervengono in qualunque abuso avvenga da parte della Psichiatria, consigliando la cosa migliore da fare nelle varie situazioni che possono presentarsi: TSO, ASO etc...

Il nostro modo di lavorare è questo: chi non può pagare, non pagherà nulla; chi può pagare poco, pagherà poco; chi può pagare tanto, pagherà il giusto.

Fino a quando non riuscirà a riequilibrare il suo corpo attraverso la dismissione dei farmaci e un'alimentazione impeccabile, continuerà a stare chiuso in casa.

Tutti questi farmaci, se funzionassero come dicono, avrebbero dovuto trasformarla in un super uomo, mentre invece la stavano facendo suicidare...

Le serve altro?

Forza e coraggio



Pietro Bisanti

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Il concetto è molto semplice: chi può pagare poco, paga poco; chi non può pagare nulla, non pagherà nulla e noi interverremo comunque, per il semplice concetto che un essere umano in difficoltà deve sempre essere aiutato; chi può pagare tanto, pagherà il giusto e sarà a sua discrezione donare qualcosa a questa causa.

In questo modo, in base alle proprie possibilità, questo innovativo servizio potrà rimanere in piedi, senza sprofondare dopo due giorni.

SIAMO INOLTRE IN GRADO DI FORNIRE UN SERVIZIO DI ASSISTENZA PSICOLOGICA NON ATTRAVERSO IL SOLITO "PSICOLOGO DA LETTINO", BENSI' CON L'AUSILIO DI PROFESSIONISTI CHE AIUTINO VERAMENTE, SENZA "INCOLLARE" IL PAZIENTE A VITA.

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lunedì 26 gennaio 2015

DUE MESI E MEZZO DI PAROXETINA: LA DEVASTAZIONE TOTALE

LETTERA

Ciao Pietro, innanzitutto i miei complimenti per tutto e per l'aiuto che dai a moltissime persone.
Ti racconto la mia storia.
In un periodo difficile e complicato, mi è stata consigliata la paroxetina, questo farmaco non solo non mi ha fatto bene, ma anzi mi ha scatenato effetti devastanti, tanto che ho dovuto
interromperla di botto dopo due mesi e mezzo con l'inferno che ti lascio immaginare.
Purtroppo a distanza di 5 mesi ancora ho dei sintomi pesanti come: dolori muscolari, problemi sessuali, fascicolazioni, ansia, depressione etc etc.
Ho paura e sono terrorizzato che la dismissione mi abbia portato danni permanenti o che comunque il farmaco mi abbia curato per depresso cosa che depresso non sono alzandomi i livelli di adrenalina in modo permanente.
Spero un giorno di ritrovare le mie sensazioni fisiche di una volta, di ritrovarmi, e che questo farmaco non mi abbia portato modifiche permanemti al cervello e che il mio corpo un giorno si ritroverà e tutto tornerà come prima.
Ho paura per me e la mia vita.

Grazie, un abbraccio

Lettera firmata


RISPOSTA

Ciao Anonimo,
e grazie di aver scritto a questo piccolo uomo.

Come dico sempre, non sono un dottore, non curo nessuno, non faccio diagnosi né prescrivo alcunché, essendo io stesso un autentico sostenitore delle capacità autoguaritive del corpo umano, allorquando gliene venga data la possibilità.

Veniamo a noi. Via la lobotomizzazione, e vediamo le cose per quello che sono.

Il solito ignorante, presuntuoso e spocchioso dottore ti ha prescritto, senza pensarci due volte, la molecola SSRI in assoluto più devastante mai prodotta.

E lo dico senza timore di essere contraddetto: basta leggere le MILIONI di testimonianze riguardo alla devastazione che tale principio attivo ha portato e sta portando nella vita di altrettante persone.

Sei stato fortunato che non ti sia impiccato in camera da letto, oppure che non abbia sterminato la tua famiglia: aprite i giornali, queste cose accadono con una cadenza impressionante, e vengono sempre archiviate con le solite motivazioni stile "era depresso", "aveva perso il lavoro"...

Gli psicofarmaci tutti, ma soprattutto gli antidepressivi SSRI-SNRI (e soprattutto la Paroxetina) sono molecole demoniache, che trasformano profondamente chi le assume nel corpo e nell'anima.

Piano di attacco: a volte basta una pastiglia sola, dico una sola, per creare problemi di natura sessuale per mesi, se non addirittura anni.

Alcune persone dicono di non essere più riuscite ad avere un'erezione decente dopo solo una pastiglia, e questo per sempre.

Nonostante tutto, nessuna paura, e massima fiducia nelle capacità autoguaritive del corpo umano.

Dobbiamo dargli la possibilità di reagire nel miglior modo possibile, e quindi dovrai avvicinarti assolutamente a un'alimentazione vegana, il più crudista possibile, ma senza esagerazioni e con la dovuta gradualità.
Piano di attacco: digiuno totale di tre giorni a centrifugati di verdura.

Poi si parte senza indugio con un'alimentazione vegana, che elimini tassativamente anche i cereali con il glutine.

Spremute di agrumi al mattino. Frutta lontano dai pasti quando si ha fame. Piatto di verdure crude a pranzo e cena, seguito da legumi o cereali senza glutine o patate o zucca.

Si naviga a vista, e si ascolta il proprio corpo.

Alto fattore fondamentale: mantenere le calorie giornaliere provenienti dai grassi al 10% del totale.

Questo significa che se mangio 2000 calorie, non più di 200 devono venire dai grassi. 


Questo è il trucco che rende il sangue fluido, l'insulina pronta ad agire, e quindi energia a mille e
disinfiammazione totale del corpo.

In questo modo, oltre a riparare i danni causati dal quel veleno, darai al tuo corpo l'alimentazione che gli serve per affrontare ANCHE PSICOLOGICAMENTE, i problemi che la vita porta a tutti.

Cadiamo perché il nostro corpo, intossicato fisicamente, non riesce ad affrontare psicologicamente ciò che ci accade.

Quindi, rafforziamo il corpo fisico, e la mente ci verrà dietro.

Io sono qui.

Forza e coraggio



Pietro Bisanti



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Il concetto è molto semplice: chi può pagare poco, paga poco; chi non può pagare nulla, non pagherà nulla e noi interverremo comunque, per il semplice concetto che un essere umano in difficoltà deve sempre essere aiutato; chi può pagare tanto, pagherà il giusto e sarà a sua discrezione donare qualcosa a questa causa.

In questo modo, in base alle proprie possibilità, questo innovativo servizio potrà rimanere in piedi, senza sprofondare dopo due giorni.

Noi ci siamo. Per tutti, nel limite delle nostre possibilità.

IPERTROFIA PROSTATICA, ANSIA E VITA SESSUALE AZZERATA

LETTERA

Buongiorno sono Roberto ed ho chiesto amicizia ieri sera.
Ho 53 anni e da un paio di anni soffro di ipertrofia prostatica.
Ho i sintomi che purtroppo comporta e questo mi ha creato problematiche a livello psicologico. Sono stato sempre perfettamente a livello fisico senza mai febbre ed influenze ma questa patologia mi sta creando tantissima ansia e forse depressione. Sono una persona tranquilla ed allegra ma ora sembra di essere un'altra persona anche con mia moglie a livello sessuale. 
Non sempre la desidero anche perché in testa ho questa maledetta prostata che alcune volte mi fa fare cilecca con lei e questo crea una grande preoccupazione per la volta successiva che devo fare all'amore con lei.
Sono sempre alla ricerca di prodotti che possono essere benefici per la mia prostata come integratori.
Ho seguito anche il programma di prostata informa di marco Benedettini ma dopo un paio di settimane ho mollato per la difficoltà del programma perché sono rappresentate di commercio e sono sempre in macchina e mangio al ristorante anche se sto attento all'alimentazione.
So che molto dipende dalla mia ansia. Infatti durante le festività andavo a dormire a mezzanotte e mi svegliavo alle alle 9-10 senza andare al bagno, ora invece che vado al lavoro e dovrei alzarmi alle 6,30 e mi alzo un paio di volte a fare pipi.
Ho iniziato a fare un corso di Yoga ma so che solo questo non può bastare.
Il suo consiglio è quello di mangiare vegano vero? Ma come faccio dato il mio lavoro? A volte per l'ansia mi capita di fare pipi ogni 15 min e questo mi sta distruggendo. Mi da un aiuto? Grazie

RISPOSTA

Buongiorno sig. Roberto,
e grazie di aver scritto a questo piccolo uomo.

Come dico sempre, non sono un dottore, non faccio diagnosi, non prescrivo nulla, non curo nessuno, e ben me ne guardo dal farlo, essendo io stesso un autentico sostenitore delle capacità autoguaritive del corpo umano, allorquando gliene venga data la possibilità.

Si prepari perché sarò duro, e anche molto.

Non fraintenda però le mie parole: il mio solo scopo è "svegliarla", e farle capire che continuando a ragionare in questo modo lobotomizzato, oltre a non sistemare il problema prostata, finirà dritto dallo psichiatra, che la imbottirà di antidepressivi e benzodiazepine per "meglio" farle sopportare la situazione.

Qui invece i problemi si risolvono, non si trascinano, senza ingurgitare nemmeno una pastiglia, semplicemente lasciando fare al miglior medico al mondo: il nostro sistema immunitario.

Situazione attuale: la sua prostata, situata vicino al colon, è gonfia come un pallone, e, premendo sulla vescica, continua a darle lo stimolo della minzione.

Il problema non è quindi la prostata in sé, ma il marciume che è presente all'interno del suo colon, derivato principalmente dalla sua alimentazione.

Non mi racconti la solita filastrocca del "sto attento all'alimentazione": queste sono tutte cavolate.

La famosa dieta mediterranea è alla base del decadimento fisico e psicologico del popolo italiano.

Esiste infatti un solo modo di alimentarsi che sia conforme a quello della nostra struttura fisica, e cioè quello vegano, il più crudista possibile.

L'Uomo dovrebbe mangiare solo frutta, verdura, e qualche seme, tutto il resto, patate e cereali compresi, sono e rimangono dei compromessi, a volte accettabili, a volte no.

La sua domanda: "Ma come faccio con il mio lavoro a mangiare vegano?" mi fa capire, sempre senza volerla offendere, quanto la sua mentalità sia lontana da quella che serve per dare una svolta alla propria vita.

Io le do un aiuto, ma la prima cosa da fare è chiedersi se si vogliono mettere in discussione, senza scuse banali e bambinesche, tutte le abitudini malsane portate avanti fino ad adesso.

Vuole diventare impotente ma con la pancia piena, oppure vigoroso ma con i cibi giusti?

Deciso questo, in senso positivo, può partire ricominciando a trattare il suo corpo non come una latrina, ma come un involucro prezioso che le serve su questa terra.

Piano di attacco: digiuno totale di tre giorni a centrifugati di verdura.

Poi si parte senza indugio con un'alimentazione vegana, che elimini tassativamente anche i cereali con il glutine.

Spremute di agrumi al mattino. Frutta lontano dai pasti quando si ha fame. Piatto di verdure crude a pranzo e cena, seguito da legumi o cereali senza glutine o patate o zucca.

Si naviga a vista, e si ascolta il proprio corpo.

Alto fattore fondamentale: mantenere le calorie giornaliere provenienti dai grassi al 10% del totale.

Questo significa che se mangio 2000 calorie, non più di 200 devono venire dai grassi. 

Questo è il trucco che rende il sangue fluido, l'insulina pronta ad agire, e quindi energia a mille e disinfiammazione totale del corpo.

Se lei è pronto, io sono qui ad aiutarla.

Ma niente scuse.

Pietro Bisanti


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In questo modo, in base alle proprie possibilità, questo innovativo servizio potrà rimanere in piedi, senza sprofondare dopo due giorni.

Noi ci siamo. Per tutti, nel limite delle nostre possibilità.



venerdì 23 gennaio 2015

PRIMA SPACCAVO IL MONDO: DUE TIRI DI CANNA, PSICOSI E GIU' DI INVEGA


LETTERA

Salve signor Pietro, sono un ragazzo di 22 anni. L'estate appena passata è stata per me un incubo, in quanto a seguito di utilizzo di hashish (pochissimo, quattro tiri in tutto) sono stato male, ho avuto una sorta di bad trip in cui le idee principali erano che la sostanza mi stesse bruciando il cervello in quanto mi sentivo strano e come se stessi "perdendo il controllo". 

Da lì in poi per tre settimane mi sono sentito strano, come se qualcosa nel mio cervello e nella mia percezione delle cose fosse cambiato, e nonostante abbia continuato a fare tutto (lavorare, uscire ogni tanto) per queste "sensazioni modificate"e l'intensa paura che si portavano dietro mi sono rivolto di mia spontanea al csm di zona, piuttosto preoccupato. 

Inizialmente mi hanno detto che non era niente di grave ovvero io avevo il timore fosse psicosi ma mi hanno detto che erano "pensieri intrusivi", e anche per mia richiesta non mi hanno dato nessun farmaco. Poi però siccome la derealizzazione e la depersonalizzazione e i "pensieri strani" non smettevano, mi hanno prescritto invega prima a 6 mg poi dopo sole due settimane a 3 mg, associato a EN al bisogno (nel caso non riuscissi a dormire). 

Dal momento in cui ho preso il farmaco sono stato malissimo, sono caduto in una grave depressione con anedonia e astenia, e ci ho messo tre mesi a riprendermi almeno un po'. Ora sono al quarto mese di terapia e la psichiatra che mi ha in cura ha detto che fra un paio di mesi mi toglierà l'invega perché mi vede già meglio. Prima di leggere il suo blog avevo una certa fiducia nonostante tutto nei dottori, che sono stati sempre disponibili e gentili, ma ora... Cosa devo aspettarmi? Crisi da dismissione? Di nuovo quelle paure? Ero un ragazzo pienamente sicuro di sé e che "spaccava il mondo" prima di stare male, tornerò mai a stare bene come prima? Grazie dell'ascolto signor Pietro.

Lettera firmata



RISPOSTA

Buongiorno Anonimo,
e grazie di aver scritto a questo piccolo uomo.

Come dico sempre, non sono un dottore, non curo nessuno, non faccio diagnosi e non prescrivo alcunché, essendo io stesso un autentico sostenitore delle capacità autoguaritive del corpo umano, allorquando gliene venga data la possibilità.

Veniamo a noi. Via anzitutto la lobotomizzazione, e vediamo le cose per quello che sono.

Non smetterò mai di ribadire quanto la cannabis (quindi hashish e marijuana) sia pericolosa per la salute mentale, specialmente in "cervelli in crescita", agendo da vero e proprio "apripista di disturbi mentali".

A volte basta un solo tiro, e il danno è fatto, come nel suo caso.

Danno, preciso, che non è il fatto di entrare in psicosi più o meno gravi, poiché questi fenomeni, se non trattati, sono destinati a rientrare da soli.

Il problema reale è quello che è accaduto a lei, e cioè l'utilizzo degli antipsicotici.

Il CSM di zona ha agito tutto sommato con buon senso, non ritenendo utile l'utilizzo di psicofarmaci, ma lei, spaventato e inconsapevole di cosa le stesse succedendo, ha insistito, e ora, come è di prassi, le hanno somministrato una molecola che ha letteralmente spento un'area del suo cervello.

Lei ha la benché minima idea di che cosa stia assumendo?

Le hanno spiegato che gli antipsicotici "calmano" le crisi psicotiche ma in cambio, molto prima di quanto non creda, la tramuteranno in una balena zombizzata senza emozioni, impotente, incapace di ridere o di rattristarsi?

Come le ho detto, tutto sommato ha incontrato medici che stanno cercando di tenerla lontano dai farmaci, e questo è un comportamento raro in ambito psichiatrico, ove si tende a tenere il malcapitato di turno legato a vita.

Ora, cosa succederà?

Quattro mesi di Invega non sono per me sufficienti a scatenare crisi da dismissione oltremodo pesanti, ma anche a fronte di uno scalaggio lento, deve aspettarsi sicuramente qualche contraccolpo, che altro non sarà che lo sforzo del suo corpo di tornare a uno stato di equilibrio.

Quindi, non deve spaventarsi, perché la paura la farebbe ricorrere verso il farmaco, e lì sì che rischierebbe di non riuscire poi più a dismetterlo.

E questa diventa anche l'occasione giusta per aiutare il suo corpo in questa fase delicata, avvicinandosi finalmente a un'alimentazione vegana, così come indicato nel mio libro "Assassini in pillole: la Psichiatria moderna vista con gli occhi di un carabiniere", che le consiglio di leggere all'istante.

Si renda conto che ne va della sua stessa vita: vada a vedere come si trasforma un essere umano dopo un anno di antipsicotici.

Lei è già uno zombie, ma la cosa terribile è che la tranquillità che questo farmaco falsamente offre non le permette di accorgersene.

Ha i fatti. È ora di combattere



Pietro Bisanti

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In questo modo, in base alle proprie possibilità, questo innovativo servizio potrà rimanere in piedi, senza sprofondare dopo due giorni.

Noi ci siamo. Per tutti, nel limite delle nostre possibilità.





lunedì 19 gennaio 2015

TRE MESI SENZA CITALOPRAM... E ORA COLLASSO IN BAGNO

LETTERA

Buongiorno, vorrei appunto comprare il suo libro in versione cartacea, sperando un giorno di ringraziarla, sono 3 mesi che ho smesso di prendere il Citalopram, sto cominciando a stare molto male, ieri sono collassato in bagno, erano oramai 2 anni che non mi capitava, ma sono determinato a farcela senza farmaci.

Aspetto le coordinate, grazie .

Lettera firmata




RISPOSTA

Buongiorno Anonimo,
e grazie di aver scritto a questo non-medico.

Sì, perché come dico sempre, io non curo nessuno, non faccio diagnosi e non prescrivo alcunché, essendo io stesso un autentico sostenitore delle capacità autoguaritive del corpo umano, allorquando gliene venga data la possibilità.

Veniamo a noi. Via anzitutto la lobotomizzazione, e vediamo le cose per quello che sono.

Le hanno appioppato il Citalopram, antidepressivo SSRI (selettore della ricaptazione della serotonina), il cui principio attivo è proprio il "citalopram".

Senza avere la sfera di cristallo, pochi dubbi ho riguardo al fatto che tale molecola sia stata propinata senza alcun esame diagnostico volto a rilevare una causa organica/fisica/ambientale al suo disturbo.

E ora, proprio nel momento in cui la dismissione è completata, questa pillola assassina svela il suo vero volto.

Cosa le sta succedendo?

Il farmaco ha interferito in maniera così potente e infiltrante con il suo sistema nervoso da costringerlo a "camminare" in una posizione di disequilibrio.

Il suo corpo non è però rimasto con le mani in mano a subire un attacco di tale portata...

No, e infatti ha prodotto diverse sostanze atte a contrastare gli effetti falsamente e artificiosamente euforizzanti dell'antidepressivo.

Ora che l'antidepressivo non c'è più, il corpo può lentamente cercare di tornare alla normalità (e lo farà, glielo garantisco, per la Legge naturale che il corpo non va mai contro se stesso) ma, ancora per un periodo medio-lungo, continuerà a produrre quelle sostanze depressive che aveva iniziato a secernere in contrasto all'antidepressivo.

Ecco perché si sentirà depresso, oltre a tutta un'ulteriore serie di sintomi.

Alimentazione vegana in primis, e fiducia totale nei propri meccanismi interni di autoguarigione.

Il libro è in arrivo, e mi creda, mi ringrazierà non solo perché ne uscirà alla grande, ma anche perché, se deciderà di cambiare per sempre il suo stile di vita alimentare, nessuna malattia le farà mai più paura.

Avanti così


Pietro Bisanti

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Il concetto è molto semplice: chi può pagare poco, paga poco; chi non può pagare nulla, non pagherà nulla e noi interverremo comunque, per il semplice concetto che un essere umano in difficoltà deve sempre essere aiutato; chi può pagare tanto, pagherà il giusto e sarà a sua discrezione donare qualcosa a questa causa.

In questo modo, in base alle proprie possibilità, questo innovativo servizio potrà rimanere in piedi, senza sprofondare dopo due giorni.

Noi ci siamo. Per tutti, nel limite delle nostre possibilità.