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LA PSICHIATRIA MODERNA VISTA CON GLI OCCHI DI UN CARABINIERE: PSICHIATRI E PSICOFARMACI FINALMENTE MESSI A NUDO PER QUELLO CHE SONO. L'UNICO LIBRO IN ITALIA CHE VI DICE CHIARAMENTE COSA SIANO VERAMENTE LA PSICHIATRIA E GLI PSICOFARMACI. COME LIBERARSI DA QUESTE DROGHE LEGALIZZATE E RICOMINCIARE A VIVERE, ANCHE ATTRAVERSO UN RINNOVATO REGIME ALIMENTARE. PSICOFARMACI ALLA GUIDA, PSICOFARMACI AI BAMBINI, PSICOFARMACI AGLI ANZIANI...C'E' TANTO, TANTO DA LEGGERE. UNA VERA BIBBIA DEL SETTORE. ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE. IL LIBRO CHE STA AIUTANDO MIGLIAIA DI PERSONE AD USCIRE DALLA DIPENDENZA DEGLI PSICOFARMACI. PER ORDINARE: COSTO EBOOK 16 EURO, COSTO CARTACEO 30 EURO (COMPRESA SPEDIZIONE). Dati beneficiari a mezzo BONIFICO BANCARIO Beneficiario: Pietro Eupremio Maria Bisanti Conto di accredito: IT95X0760105138200717600721 Banca e filiale: ENTE POSTE ITALIANE, VIALE EUROPA, 175 - 00144 - ROMA. Dati beneficiari a mezzo RICARICA POSTEPAY Beneficiario: Pietro Eupremio Maria Bisanti Codice fiscale: BSNPRP75S24F205O Numero carta postepay: 5333-1710-0229-5513. NELLA CAUSALE INSERIRE LA PROPRIA EMAIL NEL CASO DI ORDINE DI EBOOK O L'INDIRIZZO COMPLETO NEL CASO DI ORDINAZIONE DI LIBRO CARTACEO. NEL SOLO CASO DI PAGAMENTO A MEZZO POSTEPAY, SCRIVERE LE SUDDETTE INFORMAZIONI A: PIETROBISANTIBLOG@GMAIL.COM. PER QUALUNQUE, ULTERIORE INFORMAZIONE SCRIVICI SEMPRE A PIETROBISANTIBLOG@GMAIL.COM. SOSTIENICI INOLTRE, SE PUOI, CON UNA DONAZIONE!

NO ALLA PSICHIATRIA

Battiamoci per un mondo senza psicofarmaci, dove i disagi di natura psichiatrica vengono investigati attraverso l'analisi delle cause organiche/psicologiche del singolo individuo, e non attraverso la somministrazione anche coatta di vere e proprie droghe legalizzate.
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La consapevolezza è l'unica arma vincente.
Si precisa che è ammessa la divulgazione di tutti i contenuti di questo blog con perentoria citazione della fonte

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Maresciallo Capo dell'Arma dei Carabinieri (dal 24.09.1994 al 31.12.2017), ora docente ufficiale della prima scuola privata igienista italiana "Health Science University", attivista per i diritti umani, vegano-crudista e strenuo difensore dei diritti degli animali, da 14 anni si occupa in chiave igienista della correlazione fra alimentazione e malattia, con particolare attenzione alla salute mentale nonché all'utilizzo delle molecole più demoniache e distruttive mai inventate dall'uomo: gli psicofarmaci. L'intento di questo blog non è fornire indicazioni di natura medica, bensì quelle informazioni che possano essere utilizzate per effettuare delle scelte personali e consapevoli, soprattutto in ambito psichiatrico. NOTA BENE: QUESTO SITO RIFLETTE IL PENSIERO ESCLUSIVO DEL SUO AUTORE E NON HA ALCUN COLLEGAMENTO ED/O ESPRIME CONSIDERAZIONI IN NOME E PER CONTO DELL'ARMA DEI CARABINIERI

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mercoledì 22 novembre 2017

"QUATTRO ANNI DI ZOLOFT, CIPRALEX E PAROXETINA AI MASSIMI LIVELLI. SONO COMPROMESSO?"

LETTERA

Ciao Pietro, per prima cosa grazie per l'ottimo lavoro che stai portando avanti negli anni e per il tuo libro.
Volevo chiederti, per 4 anni ho assunto Zoloft, Cipralex e Paroxetina, tutti ai massimi dosaggi, dato che quando uno non faceva più effetto ne subentrava un altro per rimpiazzarlo.

Ora, dopo 2 anni di dismissione totale da qualsiasi SSRI, ancora non riesco a riprendermi anzi la depressione e l'ansia per le quali ero andato in terapia sono aumentate, in più 6 mesi dopo la dismissione totale mi è venuto fuori anche il DOC.

Pensi possa essere tutto dovuto alla dismissione?
Ormai sono passati 2 anni, dici che sono compromesso?
Che ne pensi?

Ciao e grazie

Lettera firmata


RISPOSTA

Buongiorno Anonimo,
e grazie di aver scritto a questo piccolo uomo.

Come dico sempre, non sono un medico, non faccio diagnosi, non curo nessuno né prescrivo alcunché, e ben me ne guardo dal farlo, essendo io stesso un autentico sostenitore della capacità autoguaritiva del corpo umano, allorquando gliene venga data la possibilità.

Veniamo a noi...

Stai di merda e ti meravigli? Io dopo tutti quegli intrugli demoniaci mi meraviglierei, e molto, se TU STESSI BENE.

Immagina il tuo cervello come un computer da programmare. Il tuo programmatore-psichiatra, senza conoscere una cippa di circuiti e linguaggio macchina, ha continuato a inserire programmi a casaccio, sperando di creare invece un meraviglioso pezzo di software...risultato: DISASTRO.

Questo accade per un computer "normale", immaginati per un cervello umano, dotato di 100 miliardi di neuroni il cui funzionamento è tuttora quasi sconosciuto.

SOLO IL PROPRIO CERVELLO SA COME FUNZIONARE. NESSUNO PUO' METTERCI MANO. 

Mettiamoci in testa questo concetto.

Ora, sono passati due anni dalla dismissione (non so come tu la abbia portata avanti, se lentamente o velocemente) ma NON DEVI CONSIDERARE il fatto che il farmaco non sia materialmente presente nel tuo sangue (la cosiddetta "emivita") bensì le profonde modificazioni neuronali che lo stesso ha provocato al tuo cervello, costringendolo per anni a camminare in una condizione di disequilibrio.

Smettiamola di pensare che il nostro corpo sia un essere PASSIVO che subisce le nostre angherie alimentari, farmacologiche ed emozionali SENZA FARE NULLA. Il nostro cervello, quanto attaccato, REAGISCE, producendo sostanze che contrastano quelle assunte.

Ora, prima di tornare a un equilibrio, che SOLO IL TUO ORGANISMO E' CAPACE DI FARE, ci può volere molto tempo, e questo varia in relazione a quanto è stato bistrattato e quanto tu FARAI LA COSA GIUSTA.

"Fare la cosa giusta" significa chiudere il rubinetto dei veleni in entrata ed agevolare quelli in uscita. 

Alimentazione impeccabile ed eliminazione TOTALE di tutte le malsane abitudini di vita, a cominciare da fumo e caffè.

Questa è l'unica strada che permette PIANO PIANO al corpo di riequilibrarsi, come una ferita che si rimargina: il corpo sa quando intervenire, quando cominciare e quando finire, NON IL MEDICO.

Il secondo passo è acquistare e leggere immediatamente il mio libro: senza acquisire informazioni NON si va da nessuna parte.

Io ci sono
Pietro Eupremio Maria Bisanti

Per tutti: questo epocale lavoro informativo non chiede niente a nessuno. Viviamo di donazioni spontanee. Chiunque voglia aiutarci, può farlo attraverso le indicazioni che trovate in alto a destra.

Per i nuovi lettori: scandagliate tutto il blog, in quanto è una miniera di informazioni disponibili gratuitamente per tutti.

Per tutti: chiunque abbia subito un danno personale o di un suo congiunto/amici, può mandare la propria storia a pietrobisantiblog@gmail.com

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Per tutti: con la funzione "ricerca google" in alto a destra, potete inserire delle parole da ricercare (ad esempio "psicofarmaci e suicidio", "prozac" etc...) in modo tale che vengano ricercati gli articoli relativi all'argomento desiderato.


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Siamo ora in grado di offrire un servizio di tutela legale, per chiunque si trovi tra le maglie della psichiatria o abbia subito da essa un danno.

Il concetto è molto semplice: chi può pagare poco, paga poco; chi non può pagare nulla, non pagherà nulla e noi interverremo comunque, per il semplice concetto che un essere umano in difficoltà deve sempre essere aiutato; chi può pagare tanto, pagherà il giusto e sarà a sua discrezione donare qualcosa a questa causa.

In questo modo, in base alle proprie possibilità, questo innovativo servizio potrà rimanere in piedi, senza sprofondare dopo due giorni.

SIAMO INOLTRE IN GRADO DI FORNIRE UN SERVIZIO DI ASSISTENZA PSICOLOGICA NON ATTRAVERSO IL SOLITO "PSICOLOGO DA LETTINO", BENSI' CON L'AUSILIO DI PROFESSIONISTI CHE AIUTINO VERAMENTE, SENZA "INCOLLARE" IL PAZIENTE A VITA.

Noi ci siamo. Per tutti, nel limite delle nostre possibilità.























QUANDO IL CIBO DIVENTA QUALCOSA DI CATTIVO, MOLTO CATTIVO

LETTERA

Caro Pietro,

mi chiamo *************** e sono un giovane di 28 anni. Da almeno 3 anni ormai soffro di vari disturbi di personalità. Ho subito diversi traumi familiari che purtroppo mi hanno danneggiato la mente e che mi condizionano la vita non poco in maniera negativa. 

Ho visto alcuni tuoi video e condivido pienamente molte delle tue idee riguardo la somministrazione di farmaci come tecnica di controllo del sintomo privata di ogni ricerca della sorgente maligna. 

Non sto a dilungarmi sulla mia situazione personale affettiva perché come tu stesso sostieni possiamo curarci da soli attraverso l'alimentazione. 

Ti scrivo proprio perché avrei bisogno di alcuni consigli pratici per cominciare a mangiare in modo sano e corretto. Vorrei perdere peso e ritrovare la vitalità e l'energia che un uomo della mia età dovrebbe avere. 

Sono al mio ground zero e vorrei capire bene da dove si parte (cosa eliminare, cosa inserire, cosa diminuire). Ti anticipo che sono una persona a cui piace molto mangiare e credo che per me il cibo sia diventato una valvola di sfogo per i pensieri negativi.

Ti ringrazio anticipatamente per il tempo e l'energia messa a disposizione di chi non sta passando un bel periodo.

Saluti

Lettera firmata


RISPOSTA

Buongiorno Anonimo,
e grazie di aver scritto a questo piccolo uomo.

Come dico sempre, non sono un medico, non faccio diagnosi, non curo nessuno né prescrivo alcunché, e ben me ne guardo dal farlo, essendo io stesso un autentico sostenitore della capacità autoguaritiva del corpo umano, allorquando gliene venga data la possibilità.

Veniamo a noi...

Il primo passo lo hai fatto, e cioè ti sei reso conto che finalmente il problema VA AFFRONTATO, ma nella MANIERA GIUSTA.

La vita è difficile per tutti: ricchi, poveri, sani, malati, belli, brutti... Di una cosa però sono CERTO, e cioè che piangersi addosso non serva proprio a nulla, come a nulla serve continuare a guardare al passato.

Quel che è andato è andato, ora cerchiamo di vivere AL MEGLIO il nostro tempo terreno, che può essere meraviglioso solo se fatto in salute e in letizia.

Non nego assolutamente che la parte emozionale sia FONDAMENTALE, ma come fare psicoterapia sotto antidepressivi lo ritengo qualcosa di mostruoso (a che diamine serve affrontare i propri problemi mentre una sostanza chimica interferisce con il cervello?), così, ugualmente, ritengo assolutamente inutile affrontare la vita con un CORPO FISICO MALATO E DEBOLE: prima si sistema il nostro involucro, anche e soprattutto attraverso un'alimentazione impeccabile, poi si parte all'attacco affrontando a muso duro tutto quello che ci capita.

Se il corpo fisico è debole, la mente funzionerà male, mettetevelo bene in testa.

Ora, hai anche centrato per bene il problema del cibo: per tutte le creature viventi, mangiare significa sopravvivere. Non significa che "non godano" mentre mangiano, anzi... L'uomo però ha ormai trasceso, incentrando TUTTA la sua esistenza attorno al cibo.

Da carburante per vivere è diventato l'UNICA RAGIONE DI VITA.

E questo è accaduto attraverso l'introduzione di tutta una serie di cibi artificiali che nulla hanno a che vedere con la nostra conformazione antropomorfica.

Hai mai notato quanto sia impossibile avere crisi di astinenza da frutta e/o da verdura, mentre è la norma soffrire le pene dell'inferno quando si abbandonano i farinacei? Cibi sbagliati creano assuefazione, tolleranza e dipendenza, mentre quelli giusti sono buoni, saporiti, semplici e non creano alcun tipo di "legame tossico".

La cosa difficilissima sarà ora riabituare tutto il tuo sistema sensoriale e degustativo ai sapori semplici. Questo non avverrà in maniera indolore ma ti garantisco che passate le crisi vedrai il mondo con occhi diversi.

Hai però tralasciato una informazione importante, e cioè se assumi o meno psicofarmaci o altri farmaci.

Comunque, il punto di arrivo è la dismissione totale dei farmaci assunti e un'alimentazione vegancrudista a bassissimo livello di grassi: questo è il modo in cui, a mio umile parere (ma basta guardarsi allo specchio per capirlo), tutti noi dovremmo mangiare.

Questo è il piano di battaglia.

1) Acquistare immediatamente il mio libro "Assassini in pillole: la Psichiatria moderna vista con gli occhi di un carabiniere". Non divento certo ricco vendendoti un libro, ma a te permetterà di capire finalmente in chiave igienista come funziona il corpo umano e come lo si mantiene in salute.

2) Leggere ATTENTAMENTE questo vademecum che spiega ESATTAMENTE come ripristinare la salute quando si è in terapia psichiatrica http://pietrobisanti.blogspot.it/2015/12/come-ci-si-disintossica-dagli.html, e potrai seguire il piano alimentare ivi esposto.

Ogni giorno andato è un giorno perso se non si comincia.

Io ci sono.

Pietro Eupremio Maria Bisanti

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domenica 19 novembre 2017

"PRIMA INIEZIONE DI XEPLION: CERVELLO TOTALMENTE SPENTO"

LETTERA

Salve sig. Pietro.
le scrivo di nuovo per chiederle un suo parere a riguardo di un tso subito 5 mesi fa: mi hanno somministrato risperdal per una settimana, successivamente 4 iniezioni di xeplion. 

Dalla prima somministrazione cervello totalmente spento! Avrei urgente bisogno di un professionista che mi segua psicologicamente, al momento seguo l'alimentazione da lei consigliata. Mi può aiutare?  Grazie     

Luca


RISPOSTA

Buongiorno sig. Luca,
e grazie di aver scritto a questo piccolo uomo.

Come dico sempre, non sono un medico, non faccio diagnosi, non curo nessuno né prescrivo alcunché, e ben me ne guardo dal farlo, essendo io stesso un autentico sostenitore della capacità autoguaritiva del corpo umano, allorquando gliene venga data la possibilità.

Veniamo a noi...

Purtroppo non mi precisa anzitutto la motivazione per cui è finito in TSO. Cannabis? Altre droghe? Stile di vita e alimentare al limite della sopportazione umana?

Il corpo e il nostro cervello non "danno di matto" senza motivo, anzi...

Ora, prima di poterle dare un parere, bisogna capire ESATTAMENTE la sua situazione.

Capire se è "seguito" dal locale Centro di salute mentale, capire la sua situazione familiare e personale, capire le sue abitudini di vita.

Lei precisa di seguire l'alimentazione che consiglio io, però devo farle notare che la migliore alimentazione al mondo NON potrà mai e poi mai fare nulla contro il potere lobotomizzante di un farmaco depot come lo Xeplion.

Guarire non ha strade alternative o scorciatoie: scalaggio lento e costante del farmaco assieme a un cambiamento TOTALE dello stile di vita, alimentare in primis.

Tutto il resto è a mio umile parere aria fritta.

Ci sentiamo in privato

Forza e coraggio
Pietro Eupremio Maria Bisanti


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ANTIDEPRESSIVO CYMBALTA: "DESIDERO SOLO MORIRE". ORA LA AIUTO IO SIGNORA, ABBIA FIDUCIA

LETTERA

Gent. sign. Bisanti,

sono una donna di 77anni e da circa 3 prendo il cymbalta per curare ansia e depressione in seguito alla morte di mio marito

Adesso vorrei smettere con questo psicofarmaco,ed ho già fatto un tentativo, seguendo i consigli di ANSIA FARMACI, arrivando quasi alla metà in 2 anni, ma poi mi sono ritornati ansia e depressione e l'ho ripreso a 60.

Può darmi qualche consiglio, vista la sua esperienza, per riuscire a diminuire e a smettere il Cymbalta?

Oltretutto, da quando l'ho ripreso non mi sento per niente bene, la testa confusa, grande stanchezza, mal di stomaco, desidero solo morire.

Grazie se mi risponderà   

Chiara


RISPOSTA

Buongiorno sig.ra Chiara,
e grazie di aver scritto a questo piccolo uomo.

Come dico sempre, non sono un medico, non faccio diagnosi, non curo nessuno né prescrivo alcunché, e ben me ne guardo dal farlo, essendo io stesso un autentico sostenitore della capacità autoguaritiva del corpo umano, allorquando gliene venga data la possibilità.

Veniamo a noi...

Primo errore: credere che una sostanza chimica prodotta in laboratorio possa interagire con i mali dell'animo umano, risolvendoli. Sarebbe da prendere a calci chi le ha prescritto un potente antidepressivo per un LUTTO. Un LUTTO, e cioè qualcosa che DOBBIAMO ACCETTARE, METABOLIZZARE e GUARDARE AVANTI. Questa è la vita.

Secondo errore: sicuramente ha iniziato uno scalaggio lento e costante da come vedo, ma ha DIMENTICATO che scalare i farmaci senza provvedere, soprattutto a livello alimentare, a ripristinare uno stato di salute ottimale attraverso una costante disintossicazione, NON SERVE A NULLA. Lei si è mai chiesta se la morte di suo marito non sia stata la "famosa goccia che ha fatto traboccare il vaso"? In pratica, il suo corpo (e quindi la sua mente), indeboliti da anni di brutture farmacologiche e alimentare, hanno ceduto. Ora è il momento di ricominciare a trattare il suo corpo come una RELIQUIA e non come un CESTO DELL'IMMONDIZIA.

Terzo errore: quella che lei stava attraversando durante la dismissione si chiama "crisi eliminativa", cioè il meccanismo autoguarente portato avanti dal corpo umano allorquando il carico tossico generale diminuisce. In pratica lei stava affrontando una crisi da dismissione da stupefacenti, e ha confuso dei "sintomi benefici" portati avanti dal corpo per disintossicarsi come un "ritorno della malattia". Le crisi eliminative sono presenti ovunque e per qualunque tipo di "patologia" (e persino in assenza di questa, allorquando si migliori il proprio stato generale di salute attraverso una rinnovata alimentazione e un rinnovato stile di vita), e sono in pratica, come detto, un vero e proprio meccanismo di tipo depurativo. Sono destinate a passare ma bisogna perseverare e non temerle.

Quarto errore: quando si interrompono i farmaci e poi si riprendono si combina un DISASTRO. Non fanno più lo stesso "effetto" di prima proprio perché si va contro quel meccanismo depurativo che il corpo stava comunque mettendo in atto. Il "luminare" di turno che fa? Prescrive il farmaco nuovamente ma a dosi più alte, che come vede non fanno comunque più effetto. Questo "giochetto" non sa quante volte l'ho visto in altri casi simili al suo.

Questo è il piano di battaglia.

1) Acquistare immediatamente il mio libro "Assassini in pillole: la Psichiatria moderna vista con gli occhi di un carabiniere". Non divento certo ricco vendendole un libro, ma a lei permetterà di capire finalmente in chiave igienista come funziona il corpo umano e come lo si mantiene in salute.

2) Leggere ATTENTAMENTE questo vademecum che spiega ESATTAMENTE come ripristinare la salute quando si è in terapia psichiatrica http://pietrobisanti.blogspot.it/2015/12/come-ci-si-disintossica-dagli.html, e potrà seguire il piano alimentare ivi esposto.

Ogni giorno andato è un giorno perso se non si comincia.

Io ci sono.

Pietro Eupremio Maria Bisanti

Per tutti: questo epocale lavoro informativo non chiede niente a nessuno. Viviamo di donazioni spontanee. Chiunque voglia aiutarci, può farlo attraverso le indicazioni che trovate in alto a destra.

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Il concetto è molto semplice: chi può pagare poco, paga poco; chi non può pagare nulla, non pagherà nulla e noi interverremo comunque, per il semplice concetto che un essere umano in difficoltà deve sempre essere aiutato; chi può pagare tanto, pagherà il giusto e sarà a sua discrezione donare qualcosa a questa causa.

In questo modo, in base alle proprie possibilità, questo innovativo servizio potrà rimanere in piedi, senza sprofondare dopo due giorni.

SIAMO INOLTRE IN GRADO DI FORNIRE UN SERVIZIO DI ASSISTENZA PSICOLOGICA NON ATTRAVERSO IL SOLITO "PSICOLOGO DA LETTINO", BENSI' CON L'AUSILIO DI PROFESSIONISTI CHE AIUTINO VERAMENTE, SENZA "INCOLLARE" IL PAZIENTE A VITA.

Noi ci siamo. Per tutti, nel limite delle nostre possibilità.






















COME SGANCIARSI DAI CENTRI DI SALUTE MENTALE: AUMENTANO I QUESITI...

LETTERA

Buonasera, ho letto qualche suo articolo e mi piacerebbe sapere se è a conoscenza della prassi per sganciarsi dal Centro di salute mentale.

Se esiste una disciplina specifica. Ho letto che dopo un anno dalla dismissione di psicofarmaci non si ha più l'obbligo di frequentarli è vero? O si è schiavi a vita di questo sistema? Inoltre non si trovano leggi che disciplinano lo sgancio da questi servizi. 

Anticipatamente ringrazio per la risposta e saluto cordialmente. 

Marilù

RISPOSTA

Buongiorno sig.ra Marilu',
e grazie di aver scritto a questo piccolo uomo.

Come dico sempre, non sono un medico, non faccio diagnosi, non curo nessuno né prescrivo alcunché, e ben me ne guardo dal farlo, essendo io stesso un autentico sostenitore della capacità autoguaritiva del corpo umano, allorquando gliene venga data la possibilità.

Veniamo a noi...

Prima di tutto, le invio il link relativo a un video del mio canale Youtube proprio in merito all'argomento: https://www.youtube.com/watch?v=9H2eYfsBeAY&t=626s.

Rispondo ora alle sue domande:

1) Certo che esiste una disciplina specifica, ed è quella del combinato disposto dell'art. 32 della Costituzione della Repubblica Italiana e della Legge nr. 833/78. In sintesi, NESSUNO può essere sottoposto a trattamenti sanitari contro la propria volontà a meno che "non vi siano alterazioni psichiche tali da richiedere il ricovero coatto", che "il paziente rifiuti le cure" e che "il ricovero non possa avvenire in ambito extraospedaliero" (condizioni, queste, che devono essere presenti TUTTE contestualmente). 

2) Non esiste un "tempo minimo" di frequentazione del CPS: l'obbligatorietà di assunzione farmaci è LIMITATA al contesto del TSO. Terminato questo, non vi è Legge alcuna che impone di frequentarlo, di assumere farmaci o di seguire le "loro" attività.

3) Logico è che per evitare un ASO (e quindi un TSO) è necessario sganciarsi da loro con intelligenza, così come ben spiegato nel video. Si metta per un attimo dalla "loro parte": essi si sentono responsabili di quello che un "malato mentale" potrebbe combinare una volta fuori dall'ospedale (e un certo grado di responsabilità la mantengono pure una volta terminato il TSO), e quindi si sentono "coperti" se l'interessato di turno è sotto terapia (non importa se poi la maggior parte degli atti di natura violenta connessi con il disagio mentale avvenga SOTTO terapia farmacologica). Bisogna quindi ragionare con intelligenza: o ci si fa affiancare da una persona di fiducia e si cerca di concordare con loro una dismissione lenta e costante dei farmaci e un distacco progressivo, oppure ci si fa prendere in carico da uno psichiatra privato e si comunica loro a mezzo invio di raccomandata o PEC che il "piano di cure continuerà privatamente". In linea teorica ci si può proprio rifiutare di presentarsi senza dare alcuna giustificazione ma nella pratica è facilissimo poi essere sottoposti a un ASO (accertamento sanitario obbligatorio). Quindi le cose vanno fatte con intelligenza perché la disciplina corrente lascia margini di discrezionalità troppo alti agli psichiatri.

4) Si diventa SCHIAVI A VITA di questo sistema fino a quando si fanno le cose sbagliate. Quando si segue la strada giusta (che ribadisco a mio umile giudizio consiste nello scalaggio graduale dei farmaci e quindi una lenta disintossicazione del corpo anche e soprattutto attraverso un rinnovato stile di vita alimentare) si arriva a ottenere dei risultati veri e duraturi. Da soli non si va da nessuna parte, bisogna farsi affiancare da persone di fiducia.

Per qualunque cosa, io sono qui.

Avanti così

Pietro Eupremio Maria Bisanti


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In questo modo, in base alle proprie possibilità, questo innovativo servizio potrà rimanere in piedi, senza sprofondare dopo due giorni.

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Noi ci siamo. Per tutti, nel limite delle nostre possibilità.























martedì 14 novembre 2017

SOSTENETE IL BLOG DI PIETRO BISANTI. ORA

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Come dico sempre, prendere e non dare serve solo a mantenere verde il proprio orticello.

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lunedì 13 novembre 2017

PAROXETINA: IL "MIRACOLO" DURA MENO DI QUELLO CHE PENSATE. LEGGETE QUESTA MOSTRUOSA TESTIMONIANZA

LETTERA

Ciao mi chiamo *****, ho 26 anni e sono sempre stata una persona studiosa dal lunedì al venerdì mentre il sabato uscendo con gli amici avevo un po' il vizio di bere giusto per staccare un po la spina.

Tutto è iniziato quando avevo 19 anni, mia madre era malata di tumore e in quel periodo di malattia ho sofferto molto essendo figlio unico e non andando molto d'accordo con mio padre mi sono ritrovato solo eccetto gli amici che ho sempre avuto. 

Mia madre dopo un po' morì e io iniziai l'università come era suo volere. Chiaramente la morte di una madre crea un vuoto incolmabile che non si può sfogare. Dopo 3 mesi dalla morte di mia madre, mesi in cui piangevo tutti i giorni.. all'università iniziai ad avvertire un senso di vuoto..di tachicardia, di difficoltà di concentrazione, di chiusura. 

Una sensazione mai avvertita prima. Era come se mi mancasse l'aria, come se il cervello era irrequieto. Ero freddo. Sudavo freddo inspiegabilmente anche senza fare niente in sensazione di normalità. 

Non diedi peso a questa cosa. I sintomi continuavano ad accentuarsi. Andai dal medico il quale mi disse che probabilmente ero  ansioso. Mia madre lo era. Tuttavia, feci degli  esami per escludere eventuali patologie. Tutto nella norma ma i sintomi diventarono totalmente insopportabili. 

Non potevo fare nulla che mi sentivo in agitazione. Nemmeno mangiare nulla. Fumare sigarette mi faceva tranquillizzare momentaneamente. Mi recai dal dottore il quale dopo molte esitazioni mi prescrisse Paroxetina da prendere mezza compressa al dì. MIRACOLO!!! 

Dopo due settimane circa tutto cambiò. Stavo da DIO, mi sentivo invincibile. Ero in piena forma di me stesso..sebbene a volte sembrava che anche i grandi problemi mi scivolassero dandomi un senso di menefreghismo. 

Con le donne ero sempre stato timido, da quel momento iniziai ad essere diciamo più sfacciato e iniziai ad uscire con tante donne e ad andare anche meglio all'università ottenendo 30 quasi ad ogni esame. 

Erano scomparsi tutti i malesseri. Erano anni fantastici. Mi sentivo un leone.  Dopo qualche mese (età 20 anni) conobbi una ragazza. Me ne innamorai e andai a convivere con lei dopo pochi mesi al Nord. 

Notai però che nonostante la ragazza mi piaceva tanto avevo un difetto. Non riuscivo sempre ad eiaculare. Lessi il foglietto illustrativo della Paroxetina e notai tra gli effetti indesiderati l'anorgasmia. 

Mi spaventai e decisi quindi di smettere di colpo il trattamento con questo farmaco. INCUBO!!! 

Tornarono i malesseri e soprattutto ora il problema sessuale era opposto. Eiaculavo in meno di 10 secondi. Prima dell'assunzione di tale farmaco la mia eiaculazione era nella norma. Decisi quindi di riprendere l'assunzione di tale farmaco sempre mezza compressa al mattino. 

Nel frattempo essendo andato a vivere al Nord stoppai l'università e mi dedicai al lavoro. Facevo il rappresentante. Ottenevo anche nel lavoro splendidi risultati. Guadagnavo abbastanza bene. Nel dicembre 2011 fui lasciato da questa ragazza. 

Soffrivo tanto tantissimo, nemmeno la Paroxetina mi aiutava e iniziai quindi a bere alcol (vino e birra) in maniera più frequente oltre a prendere la Paroxetina. 

Decisi di scendere a casa mia e di abbandonare quindi il nord. Nel frattempo bevevo per dimenticare assumendo sempre Paroxetina. 

Dopo circa 4 mesi conobbi la mia attuale ragazza e tutto tornò nella "normalità", assumevo Paroxetina e bevevo un po' di meno. Iniziai una convivenza e decisi di cambiare il lavoro dedicandomi a quella che oggi è la mia seconda attività oltre quella di fotografo. 

Mi occupo di affiliate web marketing. Guadagno davvero molto bene, la mia ragazza mi ama e sembra che tutto vada liscio. L'unica cosa che nel tempo ho provato a stoppare la Paroxetina perché erano già 3 anni che la assumevo ma all'interrompere questo trattamento stavo peggio di prima. 

Bevevo per sostituire la Paroxetina. Sono una persona che si impegna molto mentalmente nel lavoro dando il meglio di me stesso ma ho bisogno di staccare spesso la spina e lo faccio bevendo un po' e svagandomi. Col tempo però sarà forse il bere, un po' la tolleranza a tale farmaco ho notato che i sintomi in maniera progressiva si sono ripresentati e ho deciso di assumere 1 compressa (sotto consiglio del medico curante) ma anche con una compressa le cose non miglioravano. 

Ho preso quindi una compressa e mezzo per diversi mesi e stavo benino. Col tempo però il bere, la sedentarietà e forse anche la convivenza mi hanno portato ad impigrirmi tant'è vero che sono ingrassato di 30 kg. Il mio peso attuale è arrivato a 94 kg in confronto ai 65 di prima. 

Successivamente si sono ripresentati i sintomi (anche con una compressa e mezzo). Ho deciso quindi di consultare uno Psichiatra il quale mi abbinò alla Paroxetina una benzodiazepina, il Minias. 

Questa volta però ero contrario ad assumere benzodiazepine. Non l'ho mai fatto continuando pur a stare male ma arrivando ad assumere 2 compresse al giorno di Paroxetina e un litro di vino al giorno per far sì che il mio cervello avvertisse quella sensazione di leggerezza, di brillezza (come quando agli inizi assumevo la Paroxetina). 

Consulto un altro psichiatra il quale mi consiglia di smettere di bere prescrivendomi il Campral un medicinale che allevia il desiderio di bere e benzodiazepine come il TAVOR. 

Anche stavolta decido che le benzodiazepine non le assumerò mai e poi mai. Ad oggi mi ritrovo con questa situazione di attacchi di panico e ansia nonostante assuma 2 compresse al giorno di Paroxetina e bevo per sentirmi brillo anche perché mi da la sensazione di maggior concentrazione. 

Infatti posso bere anche tantissimo ma non mi ubriaco mai. Chiaramente questa situazione non può durare anche perché il mio fegato è un po' ingrossato (causa alimentazione ed alcol e mi hanno detto anche la Paroxetina). Sono ormai 7 anni che assumo Paroxetina, se provo a smettere eiaculo molto precocemente e i sintomi si accentuano e non riesco a fare nulla. 

Non so più come rimediare, non vorrei dipendere ulteriormente da questo farmaco per il resto della vita.  Cosa puoi consigliarmi?

Lettera firmata

RISPOSTA

Buongiorno Anonimo,
e grazie di aver scritto a questo piccolo uomo.

Come dico sempre, non sono un medico, non faccio diagnosi, non curo nessuno né prescrivo alcunché, e ben me ne guardo dal farlo, essendo io stesso un autentico sostenitore della capacità autoguaritiva del corpo umano, allorquando gliene venga data la possibilità.

Veniamo a noi...

Scusami se sarò diretto ma sono dell'idea che sia inutile girarci intorno con tanti, inutili manierismi che non servono a nulla.

Sei l'ennesima persona che mi scrive cercando di mascherare le conseguenze del proprio obbrobrioso stile di vita con "il dolore per un lutto familiare".

No, no e ancora no.

Lasciamo stare mamma e papà, con il massimo rispetto per la morte e per la tua situazione conflittuale, "relegandoli" al massimo a mera, piccola concausa, oppure a "miccia" che hanno permesso l'accensione di tutti i tuoi problemi.

Qui parliamo di un corpo che TI HA RESTITUITO LA MERDA CHE TU GLI HAI DATO.

Alcol, fumo e probabilmente anche canne (questo me lo confermerai tu), oltre a un'alimentazione sicuramente orripilante, e il tuo corpo (e quindi la tua mente) hanno ceduto.

Una macchina a benzina non potrà MAI e poi MAI continuare ad andare a diesel senza rompersi prima o poi.

Il tuo corpo ha fatto lo stesso. Senza se e senza ma.

E tu cosa hai fatto?

Sei andato dal tuo pusher legalizzato, che ti ha fornito la dose.

La dose per un po' ha funzionato ma poi hai avuto bisogno di aumentarla...

E pur aumentandola non sei mai più riuscito ad ottenere lo stesso sballo della prima volta.

Eccoti qui, un tossicodipendente legalizzato, niente di più niente di meno.

Hai compreso ora quanto gli psicofarmaci siano merda al pari delle droghe illegali?

Detto questo, ora ci troviamo davanti a una situazione di gravissima intossicazione.

Il fatto che tu NON TI UBRIACHI significa, al pari del navigato eroinomane che non schiatta neanche se si infila in vena tre grammi di roba pura, che il tuo corpo NON HA PIU' ALCUNA CAPACITA' DI REAZIONE, e questo è un male, un enorme male.

Sei come il fumatore che non ha più quella tosse grassa, benefica, che significa REAZIONE DEL CORPO all'introduzione di un veleno: ora stai semplicemente subendo, accumulando, fino al punto di non ritorno, fino a quando il tuo corpo non si "romperà definitivamente".

Hai avuto "successi" economici e scolastici sotto droga. Quanto di questi successi è farina del tuo sacco?

Ora, hai due possibilità:

1) Continuare a imbottirti di sostanze chimiche sempre più forti per poter avere uno straccio di vita normale (normale, non "super") fino a quando non ti "spaccherai" definitivamente.

2) Cambiare ORA, sapendo che dovrai stravolgere il tuo stile di vita, soprattutto alimentare. Sarà dura, anzi durissima, la Paroxetina è l'antidepressivo SSRI più difficile da dismettere, oltre a tutte le altre dipendenze che hai accumulato nel tempo.

Questo è il piano di battaglia.

1) Acquistare immediatamente il mio libro "Assassini in pillole: la Psichiatria moderna vista con gli occhi di un carabiniere". Non divento certo ricco vendendoti un libro, ma a te permetterà di capire finalmente in chiave igienista come funziona il corpo umano e come lo si mantiene in salute.

2) Leggere ATTENTAMENTE questo vademecum che spiega ESATTAMENTE come ripristinare la salute quando si è in terapia psichiatrica http://pietrobisanti.blogspot.it/2015/12/come-ci-si-disintossica-dagli.html, e potrai seguire il piano alimentare ivi esposto.

Ogni giorno andato è un giorno perso se non si comincia.

Pietro Eupremio Maria Bisanti

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IL VERO MASTERCHEF E' MADRE NATURA: METTETEVELO BENE IN TESTA MANICA DI COGLIONI

Piangere, le lacrime: una delle manifestazioni più meravigliose che il nostro corpo possa esprimere.

Qualcosa che dovrebbe essere fatto in silenzio, nella propria stanza, con se stessi o al massimo attorniati da persone che si stimano veramente.

La morte di un essere umano a cui si era legati, del proprio animale domestico oppure per compassione verso i più deboli ed in difficoltà: queste sono alcune delle motivazioni per cui vere lacrime dovrebbero sgorgare...

Invece, in questo mondo di merda fatto per lo più di apparenza, ci si iscrive ad un reality show che trasforma qualcosa di naturale e vecchio come il mondo (e cioè "nutrirsi" non "mangiare) in qualcosa di eclatante, ove lo "chef" viene portato in auge come il "salvatore della patria", una figura mistica, quasi surreale.

E chi vi partecipa, oltre a una riverenza che non ha mai nemmeno dato ai propri genitori, mostra una capacità senza eguali di commuoversi davanti a un piatto di "gnocchetti sardi in tripla salsa di..." venuto male, oppure davanti al "compagno di sventure" che viene "eliminato"; come se essere "eliminati" significasse essere condannati al patibolo.

E questi individui sono gli stessi che corrono ad aggiornare la propria bacheca di Facebook quando il loro "povero nonnino lascia questa terra", senza, ovviamente, versare una sola lacrima.

Cibo ormai assurto a "unica ragione di vita". Si mette in bocca qualsiasi cosa perché, che lo vogliate ammettere o no, il lavoro del "grande chef" è al 99% quello di trasformare in qualcosa di MANGIABILE (prendendo per il culo i sistemi di riconoscimento del nostro corpo) ciò che sarebbe IMMANGIABILE nello stato in cui si trova.

Senza la cottura e la frollatura la carne farebbe vomitare; senza la cottura e il condimento il pesce farebbe vomitare; senza la cottura le uova farebbero vomitare; senza la cottura e il condimento cereali e legumi sarebbero immangiabili.

Cosa rimane? La perfezione creata da Madre Natura per l'Uomo: la frutta.

Potete trasformare i cibi quanto volete ma non sarete mai in grado di eguagliare la perfezione di una mela, di una pera, di una banana; il sapore sublime di un dattero fresco, di un mango; l'incredibile commistione di sapori di un meraviglioso durian.

No... potrete solo usare tonnellate di spezie, come nei kebab, per coprire l'odore di morte, oppure altrettanti condimenti per dare sapore a un piatto di pasta che senza di essi non saprebbe di nulla, oppure riempire di zuccheri artificiali un dolce per ingannare i sensori del corpo...

In natura non esistono gli chef. Mangiare in natura rimane un'azione propedeutica al nutrimento e non all'ingordigia e al soffocamento delle emozioni.

Una mela non può essere usata per soffocare le emozioni come farebbe una pizza alla salsiccia con un boccale di birra; una mela ti costringe ad affrontare il problema al posto di accantonarlo, perché non ti stordisce, offrendoti invece la lucidità necessaria per metabolizzarlo.

Madre Natura ha inteso fornirci il nostro cibo specie-specifico (e cioè la frutta) per nutrirci velocemente, in modo da poter utilizzare al meglio il nostro tempo.

Invece, ci abbuffiamo di merda per poi dover gioco forza riposare o ricorrere a stimolanti per andare avanti.

Questa è la merda dove siamo arrivati, dopo anni e anni di completo stravolgimento di quello che rappresenta veramente il cibo.

Idolatriamo chi cucina, piangiamo per un piatto fatto male e abbracciamo sconosciuti che vengono "eliminati".

Svegliatevi coglioni. Svegliatevi ora.

Pietro Eupremio Maria Bisanti