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Maresciallo dell'Arma dei Carabinieri, docente ufficiale della prima scuola privata igienista italiana "Health Science University", attivista per i diritti umani, vegano-crudista e strenuo difensore dei diritti degli animali, da 14 anni si occupa in chiave igienista della correlazione fra alimentazione e malattia, con particolare attenzione alla salute mentale nonché all'utilizzo delle molecole più demoniache e distruttive mai inventate dall'uomo: gli psicofarmaci. L'intento di questo blog non è fornire indicazioni di natura medica, bensì quelle informazioni che possano essere utilizzate per effettuare delle scelte personali e consapevoli, soprattutto in ambito psichiatrico. NOTA BENE: QUESTO SITO RIFLETTE IL PENSIERO ESCLUSIVO DEL SUO AUTORE E NON HA ALCUN COLLEGAMENTO ED/O ESPRIME CONSIDERAZIONI IN NOME E PER CONTO DELL'ARMA DEI CARABINIERI

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sabato 15 aprile 2017

"CEREALI SI' O NO? HO UNA GRANDE CONFUSIONE IN TESTA. COSA DOBBIAMO MANGIARE?"

LETTERA


Buongiorno, dopo aver seguito vari suoi video con estremo interesse ed aver acquistato il suo libro, sono andato a leggere alcune tesine di Valdo Vaccaro sul suo blog.
Sinceramente, sono un po' perplesso, confuso e vorrei capire meglio.

Lei dice che Valdo Vaccaro è stato il suo mentore, che da lui ha tratto ispirazione per la sua dieta fruttifera.
Io, quindi, sono andato sul suo blog per comprendere meglio alcune dinamiche alimentari, e là mi sono messo a leggere.

Vaccaro parla in varie sue tesine (mi sono ripromesso di comprare almeno il primo libro) di evitare le proteine ma di integrare cereali - primo punto di divergenza - lei dice che meglio lasciar stare i cereali TUTTI.

Ad esempio in "Le 22 ragioni vegane e il pentimento di Montagnier" del 9 Gennaio 2011 egli scrive le ragioni, per l'appunto, per cui è meglio abbandonare la dieta carnivora in favore di una più sana dieta vegana.
Tuttavia, in vari punti egli mette in risalto non la bontà della dieta vegana in quanto tale ma le ragioni per cui il nutrirsi di cereale è di gran lunga migliore per via di una più nobile ragione etica.

Al dunque allora mi chiedo: se la scelta deve cadere su un concetto etico, va bene. Io qui non discuto di etica, ognuno avrà la sua, ovviamente. Ma se il punto è che il nutrirsi di glutine è di per sé dannoso all'organismo umano (come mi pare d'aver capito dal suo discorso e più volte puntualizzato) perché mai Vaccaro insiste con l'uso di cereali nell'alimentazione umana?

Io vorrei solo star bene, e se questo implicasse l'esclusione di cereali o l'uso di carni d'origine animale, be' non mi interessa l'etica, lo farei a priori.

Perciò vorrei capire il senso di quanto afferma.
Per quanto mi concerne credo d'aver capito che lei ritiene il cereale in sé è nefasto comunque lo si giri e comunque lo si proponga.

Seguendo in passato alcuni studi del Dottor italo-canadese A. Di Pasquale, i quali poi hanno dato la via alla teoria della dieta a zona del Dott. Berry Sears - da lei citato nel video - io ho personalmente compreso come l'alimentazione cerealicola fosse considerata da lui come tossica, in quanto relativamente giovane per l'organismo umano e, in un certo senso, incompatibile con esso.

Se il comprendere questo semplice passaggio sperimentandolo sul proprio organismo - come ha fatto lei - permette di realizzare tale evidenza, perché insistere con l'uso possibile di cereali, siano finanche integrali?

Quantunque sia riso, grano, orzo, ecc ... il punto - mi par d'aver capito - risiede proprio nelle proteine del glutine che danneggerebbero l'organismo, giusto?

Valdo sostiene nelle tesine che essi vanno bene (ma seppur creando un danno? ) perché la questione si sposterebbe non sulla logica del glutine ma su un piano prettamente etico.

Io credo che ci sia una sorta di visione non coincidente tra le due possibilità e sono più propenso ad essere categorico e poco relativista perché appunto ho compreso da quanto letto quanto siano poco confacenti con l'alimentazione umana.

Detto questo, accetto come da lei suggerito anche la proposta mista, ovvero se il punto della questione sono le proteine delle glutine, è allora possibile integrare saltuariamente quelle tipologie di falsi cereali appartenenti a graminacee, poligonacee e delle poacee: avena, grano saraceno e miglio.

Qualcuno afferma che anche il riso bruno avrebbe poche glutine, insieme al mais, e che sarebbe meglio mangiarne, ma allora si ritorna a parlare di cereali escludendo il grano.

Su questo aspetto del riso bruno, poi, mi permetto di aprire un secondo punto.

Ha mai sentito parlare della cosiddetta cucina macrobiotica Zen di George Ohshawa? La davano come panacea di tutti i mali (personalmente l'ho seguita per anni).

In questa dieta di "grande vita" (Macro-Biotica, appunto), si parla della longevità centenaria acquisita nei monasteri buddisti dai monaci zen, proprio in considerazione di questo nobile cerale che sarebbe il tema centrale in ogni piatto.
Ovviamente la cucina zen è vegetariana pura e, anzi, oserei dire vegana pura! Eppure ... contiene cereali poco salubri per il corpo umano.

Infatti questa dieta cozza terribilmente con ciò che sia lei, il Dottor A. Di Pasquale che il Dottor Barry Sears avete pienamente compreso e colto da vari studi portati avanti sulla base di due fattori: semplice constatazione in campo, ovvero osservazione della chimica nell'organismo, osservazioni delle tribù che ancor'oggi vivono in simbiosi con la natura ed hanno una nutrizione primitiva, e considerazione evolutiva del nostro organismo sulla base degli studi in nostro possesso.


Studi recenti dicono che i cereali, e quindi la coltivazione degli stessi, sono entrati nell'alimentazione umana - in termini di esistenza dell'uomo - in un arco di tempo piuttosto recente: stiamo parlando di poco meno di 10.000 anni a fronte di un'alimentazione prevalentemente "cacciatore-fruttifero-raccoglitore" che ha visto alimentare l'uomo per un periodo di circa 450.000 anni ... e forse anche più.

Il Dottor e ricercatore Di Pasquale sosteneva, per l'appunto, che un tempo di soli diecimila anni, in termini evoluzionisti sono niente, cioè appena sufficienti a creare una leggerissima resistenza al "veleno cerealicolo" se paragonati ai tempi biblici evoluzionistici che hanno interessato gli animali nel cambio della loro struttura organica, dall'alimentazione alla forma fisica (elefanti, cavalli, orsi, ecc...).

Non possiamo negare, infatti, che tali mutamenti si sono estesi in un arco di tempo che sono databili con valori compresi tra i 500.000 anni fino ad arrivare a valori dell'ordine di 2, 3 milioni di anni. L'esempio eclatante che egli porta a riprova della sua teoria è appunto il granchio uca-uca, conosciuto con il nome di "granchio-violinista"; due milioni e ottocentomila anni solo per modificare l'aspetto di una enorme chela. Può quindi l'essere umano essersi adattato al cereale in soli diecimila anni?

Tuttavia, in quella dieta primitiva, per me validissima, c'era e c'è l'implicazione della carne. Come conciliare le due cose?

Di Pasquale si è reso conto che tale dieta prevedeva fasi di carico e scarico delle proteine animali nell'organismo in quantità elevate. La fase di carico proteica avveniva proprio al momento dell'uccisione dell'animale braccato, le parti molli venivano immediatamente assunte per non essere perdute (cuore, fegato, reni, ecc...), mentre la parte muscolosa veniva macellata, infilzata e trasportata fino al campo per essere poi condivisa con il gruppo (cosa che accade tutt'ora in Siberia tra le popolazioni nomadi della Taiga).

Tali apporti proteiche nell'organismo, con le sue lunghe fasi di scarico, sono forse la ragione del fatto che non sono state considerate dannose nel tempo per l'organismo umano, o almeno questo appare, in quanto i radicali liberi prodotti dalla digestione della carne avevano il tempo di essere purgati dai successivi lunghi tempi di assenza di tale cibo.
Tali lunghi periodi erano poi totalmente a base fruttifera per l'assenza di nuova cacciagione e quindi piuttosto ben compensate dall'organismo umano (molto più che i cereali, suppongo).

Ad esempio gli indiani nativi d'america avevano un'alimentazione a base proteica con un consumo di carne piuttosto cospicuo, sebbene si nutrissero anche di frutti di bosco, verdure e tuberi. E, sempre tali proteine si suppone siano andate e tutt'ora vanno a costituire parte di quella struttura muscolare che ci ha fatto crescere in massa, stazza e cerebro (suppongo).

A riprova di questo, alcuni colleghi ricercatori sostengono che la funzione del pancreas a secernere l'ormone peptico glucagone nell'organismo si sia sviluppata proprio in concomitanza con il passaggio dall'alimentazione fruttifera a quella a base proteica con la discesa dei primati dagli alberi. Infine, che dire del pesce? Ci sono popolazioni autoctone che da sempre si cibano di pesce e crostacei e addirittura appaiono essere molto longevi, come gli Ainu, gli Eskimesi, ecc...

Insomma, c'è di che impazzire. Tuttavia, mi sembra di capire che secondo lei il punto è un'altro: ogni cereale contiene glutine (sebbene alcuni abbiano contenuti di glutine minori, come il miglio, il grano saraceno e l'avena) e quindi la questione si sposta nell'escludere ogni forma di glutine dal corpo.

Ma allora penso, e se tolto le glutine dall'organismo, e quindi riportato ad uno stato più consono, sarà possibile integrare una dieta proteica saltuaria a base di pesce, senza averne contraccolpi di tipo metabolico o chimico depressivo?

Se il discorso è solo etico, ovviamente, non mi importa, ma se questo include la salute è tutta un'altra storia.


Grazie per ogni chiarimento.

Lettera firmata


RISPOSTA

Buongiorno Anonimo,
e grazie di aver scritto a questo piccolo uomo.

Come dico sempre, non sono un medico, non faccio diagnosi, non curo nessuno né prescrivo alcunché, e ben me ne guardo dal farlo, essendo io stesso un autentico sostenitore della capacità autoguaritiva del corpo umano, allorquando gliene venga data la possibilità.

Veniamo a noi...

Tutti i suoi dubbi sono legittimi, e io sono qui pronto a dipanarli uno a uno.

Il grandissimo merito di Valdo Vaccaro è stato quello di avvicinare un numero spropositato di persone all'igienismo e ad un netto cambio alimentare. Se il suo approccio fosse stato, come il mio, assolutamente intransigente (soprattutto dal punto di vista alimentare), non sarebbe riuscito a fare presa su così tante persone.

Questo non significa che io sia d'accordo con tutto quello che dice; lo stimo in maniera brutale, ma non posso non evidenziare come "mezzo impegno significhi mezzi risultati". Sicuramente passare a un veganismo seppur molto "versatile" apporta dei benefici rispetto a una dieta onnivora (anche se non è sempre così), ma non possiamo dimenticare che vegetale non significa per forza sano; anzi, a volte un'alimentazione vegetale mal fatta diventa talmente deleteria da superare, in negatività, quella carnivora.

Partiamo da un concetto logico: l'uomo è un animale che dovrebbe vivere, come habitat, nella foresta pluviale; lì troverebbe tutto quello che gli servirebbe per alimentarsi correttamente.

Di cosa deve quindi nutrirsi un essere umano?

Anche qui, partiamo da un altro concetto, e cioè che nessun essere vivente cucina, e che quindi nemmeno l'uomo ne ha bisogno.

L'alimentazione perfetta è e rimane CRUDISTA al 100%.

E quale è l'unico alimento che l'uomo può consumare a volontà, nel suo stato naturale, senza manipolazioni, e che gli consenta di soddisfare il proprio fabbisogno calorico? La risposta è semplice: la frutta, ma non tutta. Quella DOLCE.

Non possiamo vivere infatti di sole arance, di fragole o di ananas, ma di banane, di manghi, di papaya sì.

Tutto il nostro corpo è una macchina mangia-frutta dolce: i denti, la visione a colori, il pollice opponibile, l'intestino lungo, la repulsione per il sangue e per la carne in putrefazione etc...

Sicuramente il corpo umano ha delle caratteristiche adattative notevoli, nel senso che è capace di estrarre nutrimento anche da alimenti che non sono compatibili con la sua struttura, ma la disastrosa situazione sanitaria mondiale non può non farci capire che più ci allontaniamo da quello che dovremmo mangiare, più stiamo male.

Allontanarsi significa "allontanarsi dalla frutta dolce" che è e deve rimanere l'alimento principale dell'uomo, e per molti versi potrebbe essere l'unico.

La cottura ha permesso l'introduzione di moltissimi alimenti che, seppur riescano a soddisfare il fabbisogno calorico, sono responsabili della distruzione della nostra salute.

E più un alimento deve essere lavorato per diventare commestibile per l'uomo, più è lontano da quello che dovremmo mangiare.

Paradossalmente, se non dovessimo considerare l'aspetto etico, ritengo la carne, il pesce e le uova molto più salutari di cereali e legumi.

Carne e pesce (non vi è differenza, sono sempre proteine animali che vanno in putrefazione) sono alimenti incompatibili con l'uomo, ma creano problemi soprattutto nel lungo periodo, nel senso che se consumati in quantità ridotte riescono in un modo o nell'altro a essere sopportati.

In pratica è difficile trovare persone che mangiano una bistecca o un branzino e poi stanno subito male.

È invece comunissimo trovare persone che consumano cereali (soprattutto contenenti glutine) e legumi, per poi stare subito male, anche e soprattutto a livello psichiatrico.

Cereali e legumi sono ULTRAPIENI di fitotossine, di antinutrienti, che sono le sostanze che le piante hanno messo a punto per evitare che questi semi vengano digeriti.

Ho visto persone DISTRUTTE a livello psichiatrico da cereali e legumi.

Questa è la motivazione principale del fallimento di moltissime persone che abbracciano una dieta vegana: piattoni di pasta giorno e notte e il disastro è assicurato!

Le verdure crude, invece, le ritengo un contorno utile, a margine di una alimentazione frutta-fondata.

Il detto che calza alla perfezione è il seguente: "Se da un solo cibo non puoi tirarci fuori un pasto completo, significa che non è il cibo principale per l'uomo".

Possiamo quindi fare un pranzo di banane e saziarci, potremmo andare avanti mesi interi a mangiare solo banane senza problemi. Ma non possiamo continuare a mangiare arance nel lungo periodo, oppure verdure, perché, in questo secondo caso, non potremmo soddisfare il nostro fabbisogno calorico.

Tornando alla frutta dolce... è l'unico cibo che è gradito così come è al palato, non ha bisogno di alcuna trasformazione, è praticamente glucosio puro e riesce a soddisfare il nostro fabbisogno calorico senza dover essere consumato in quantità industriali.

Non dimentichiamo un aspetto importante, e con questo mi ricollego a una delle sue domande. In pratica, un corpo sempre più pulito, pretenderà di essere sempre più "rispettato" a livello alimentare. Se escludo, ad esempio, il glutine dalla mia alimentazione per diversi mesi, la sua reintroduzione potrebbe causare sintomi anche molto severi.

Non ho notato lo stesso per carne, pesce e uova. A costo di essere ripetitivo, lo ribadisco: li ritengo cibi incompatibili con l'essere umano, ma molto meno pericolosi, almeno nel breve periodo, rispetto a cereali e legumi, che sono veramente molto infiammanti. In pratica, senza considerare l'aspetto etico, ritengo che consumati in maniera molto sporadica, assieme a un'alimentazione prevalentemente fruttariana, si possano assolutamente limitare i loro danni grazie alla capacità depurativa del corpo umano.

L'obiettivo, però, deve rimanere il MASSIMO che si possa raggiungere, con gioia, senza che nulla diventi un'ossessione, ma senza, al contempo, trovare scuse su scuse per non impegnarsi.

Non ho dubbi sul fatto che l'alimentazione umana, per riassumere, debba basarsi principalmente su frutta dolce, con alcune verdure crude, con pochissima frutta secca, a BASSISSIMI livelli di grasso, con zero oli.

Seguiamo il buon senso e il nostro cuore, lasciamo gli animali a vivere in pace dato che non ne abbiamo bisogno e godiamo della meravigliosa frutta che l'Universo ha creato per noi.

Provate a vivere in Thailandia e ditemi se non è come il Paradiso da quanta meravigliosa frutta potrete trovare...

Ah, dimenticavo... Non ho nominato il latte, in quanto non esiste sulla faccia della terra alimento più dannoso e incompatibile. Il solo attaccarsi alla tetta di un altro mammifero in età adulta mi fa rabbrividire. Devo aggiungere altro?

Pietro Bisanti



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