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NO ALLA PSICHIATRIA

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Maresciallo Capo dell'Arma dei Carabinieri (dal 24.09.1994 al 31.12.2017), ora docente ufficiale della prima scuola privata igienista italiana "Health Science University", attivista per i diritti umani, vegano-crudista e strenuo difensore dei diritti degli animali, da 14 anni si occupa in chiave igienista della correlazione fra alimentazione e malattia, con particolare attenzione alla salute mentale nonché all'utilizzo delle molecole più demoniache e distruttive mai inventate dall'uomo: gli psicofarmaci. L'intento di questo blog non è fornire indicazioni di natura medica, bensì quelle informazioni che possano essere utilizzate per effettuare delle scelte personali e consapevoli, soprattutto in ambito psichiatrico. NOTA BENE: QUESTO SITO RIFLETTE IL PENSIERO ESCLUSIVO DEL SUO AUTORE E NON HA ALCUN COLLEGAMENTO ED/O ESPRIME CONSIDERAZIONI IN NOME E PER CONTO DELL'ARMA DEI CARABINIERI

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sabato 28 dicembre 2013

SONO TORNATA DALL'INFERNO. È IL MOMENTO DI RINASCERE

LETTERA

Sig. Pietro buongiorno. Il momento di supportarmi è venuto prima di quanto io pensassi e approfitto della sua cortese disponibilità.
Sono le 4.40 di mattina, ieri sera sono andata a letto a mezzanotte inoltrata e sono reduce da una delle solite notti terribili. L’insonnia mi perseguita da mesi e ho paura sia diventata cronica. La situazione di notte è questa da quando non prendo più il minias (oltre 6  mesi fa’), di cui ultimamente abusavo fortemente di sera e persino di giorno, tale era diventata la mia dipendenza. Tanto da non fare più alcun effetto.
Tutto sommato le notti sono meno angoscianti di quando prendevo l’ipnotico, ora mi sveglio e cerco di resistere nel letto fino ad un orario almeno decente per alzarmi, almeno ora guardo l’orologio ogni quarto d’ora sperando arrivino presto le 6, allora, in piena depressione, lo facevo sperando non arrivasse mai mattina. Chi non conosce il problema dell’insonnia forse non capisce quanto questo sia invalidante per la vita di tutti i giorni. Non so nemmeno io come faccio ad andare avanti così da tanto tempo, a lavorare ad occuparmi della casa e della famiglia. Certo è che di giorno, ovviamente, accuso momenti di stanchezza profondi e chiaramente quando si è stanchi si è più nervosi, irritabili, si vede tutto più nero del solito. Quando mi piomba addosso la stanchezza non c’è margine di tempo, mi devo immediatamente riposare perché non connetto veramente più. Di solito mi basta poco, mezz’ora o poco più di training e rinasco. Però mi innervosisco quando la sera magari vorrei guardarmi un film davanti alla tv e alle 9 crollo. E non arrivo alla fine del film.
Oltre a questo, ho una serie di altri problemi fisici che sto cercando di risolvere senza farmaci, nella maniera più naturale possibile perché io di farmaci ne ho presi a quintali e so dove portano. Inoltre, ritengo che molti di questi malesseri dipendano dal mio fisico ancora fortemente intossicato e dal fatto che psicologicamente ancora combatto con il passato. Mi hanno diagnosticato il reflusso e lo stesso dottore che 7 anni fa circa mi prescrisse i primi psicofarmaci per telefono mi ha prescritto un antiacido, il gaviscon ecc., come se non conoscesse la mia storia passata…. Io so bene che se il mio stomaco non digerisce bene è perché la mia mente non ha ancora digerito gli avvenimenti terribili del passato. E a volte mi chiedo se questo succederà mai, se potrò arrivare non a dimenticare ma a pensarci senza starci tanto male. Ogni tanto mi sbuca fuori su gambe e braccia una specie di orticaria che ho notato acuirsi quando sono più tesa e nervosa. Fino a poco tempo fa’ vedevo le stelle quando mangiavo dal grande male in bocca che sentivo, ora avendo eliminato alcuni cibi la situazione è migliorata. Spesso mi si formano tagli agli angoli esterni della bocca, le unghie delle mani, che ho mangiato per anni, ora non riescono a crescere, si sfaldano prima. Spesso schiena e collo sono contratti e doloranti per la tensione. Ogni tanto insomma spunta un problemino nuovo e capita che mi deprimo perché penso come è possibile non stare mai bene? Quella che spero diventerà il mio futuro medico di base dice che il mio fisico deve disintossicarsi, eliminare le tante tossine accumulate. Mi vien tanta rabbia perché so che sono stati i farmaci a rovinarmi, in nome della mia salute mentale la mia salute fisica è stata mandata al diavolo. Un esempio? Durante l’ultimo ricovero di oltre 2 mesi ********** a Bologna non mi è mai venuto il ciclo mestruale ma nessuno si è mai preoccupato di questo. Per loro avrei potuto anche essere un uomo. Mentre il carrello dei farmaci si avvicinava con quel suono inquietante ogni 3 ore per darmi cocktail veri e propri di farmaci per curare il mio cervello chi si occupava della mia salute fisica? E’ forse normale che una donna in età fertile non abbia il ciclo? Ecco tutto viene sacrificato in nome della salute mentale! Sono arrabbiata e tanto, forse se fisicamente ora stessi bene mi sarebbe più facile accettare e digerire il passato ma ogni malessere mi riconduce là, purtroppo. Sono arrabbiata e vorrei cercare di veicolare questa mia rabbia nella giusta direzione ma spesso non ci riesco. Sto’ rileggendo con la mia psicologa, di orientamento antipsichiatrico assoluto, senza la quale ora starei ancora veramente in alto mare, le cartelle cliniche di tutti i miei ricoveri e la cartella ambulatoriale del CSM da cui sono stata seguita per oltre sei anni. Seguita è un eufemismo, quasi tutta la cartella recita la stessa preghiera: la paziente non si presenta alla visita, viene il marito, la paziente si è autodimessa i farmaci. Sì perché mio marito andava dallo psichiatra al posto mio, ci è andato fino a fine giugno scorso quando mi sono imposta e gli ho detto tu la non ci DEVI più andare. Trovati un amico con cui parlare, non abbiamo bisogno dello psichiatra come angelo custode della nostra casa. Non ho ancora capito perché mio marito non può andare a ritirare i miei esami del sangue senza la mia autorizzazione scritta e copia del mio documento ma è potuto andare per anni da solo dallo psichiatra a parlare di ME.
Io di ostruzione ai farmaci ne ho fatta tanta, sia al CSM sia durante i miei ricoveri. Io non li ho mai accettati, mai. Spessissimo li smettevo avendo magari degli effetti negativi dall’averli smessi e avevo tutti contro, tutta la famiglia a dirmi ecco vedi li smetti e stai peggio, non ti vuoi proprio curare!
Per non parlare poi delle balle scritte nero su bianco sulle cartelle dei miei ricoveri. Facendo riferimento sempre all’ultimo ricovero del 2011 ho appreso dalla cartella che il mio TSO è stato revocato 24 ore dopo il mio ingresso in SPDC. Cioè teoricamente, se non fosse che nessuno mi avrebbe aperto la porta di casa perché nessuno mi voleva, avrei potuto prendere i miei 4 stracci con cui ero partita e andarmene. Invece sono stata prigioniera per oltre due mesi. Nessuno mi ha informata sul mio stato di ricovero che era passato da TSO a TSV, se ne sono guardati bene, in compenso ho firmato fogli dove si dichiara che io accetto di proseguire la cura a *********, sono stata informata degli effetti collaterali dei farmaci, accetto l’assunzione dei farmaci anche in dosaggi superiori a quelli indicati…. Insomma, roba da fare accapponare la pelle. Ho fatto tanto ostracismo anche all’ospedale, spesso si recita paziente non consapevole di malattia e non compliant cioè non collaborativa. Controllare che assuma la terapia!!! Sulla mia cartella del ricovero del 2010 c’è scritto che ho dei rapporti familiari malati, che litigo con mio marito (non conosco nessuna che non litighi con il marito), che sono morbosamente attaccata ai miei figli…. cavoli i miei figli…. I miei figli….a casa spesso me li portavano via, mio marito li portava dalle nonne e a destra e sinistra perché io ero pericolosa anche solo al vedermi e all’ospedale non li vedevo mai ovviamente. Io ero una mamma e venivo definita morbosamente attaccata ai figli perché dicevo voglio andare a casa dai miei bambini, possibile che nessuno capisse? Si possibile, nessuno capiva. Ora spesso me li guardo e di nascosto piango, penso a quello che han passato loro che erano/sono bambini e quindi per antonomasia intoccabili. L’ingiustizia più grossa l’han subita loro, che ogni tanto arrivavano a casa da scuola e la mamma non c’era più, era stata ricoverata. Chissà poi di cosa era malata la mamma… nessuno glielo ha mai spiegato forse perché la mamma malata non era, aveva solo bisogno di affetto, cura, amore, comprensione. Poi però li guardo e piango anche di gioia e soddisfazione perché nonostante tutto il delirio che hanno passato sono entrambi ancora con me e sembrano sereni. La mia preoccupazione maggiore era per il mio ragazzo grande che ora ha 17 anni e che non mi parlava nemmeno più. Lui ha passato l’adolescenza in queste condizioni, l’adolescenza che è un periodo delicatissimo, eppure è bravissimo a scuola, nello sport e sta’ recuperando alla grande il suo rapporto con me. Nessuno gli ha mai spiegato nulla se non io poco tempo fa che gli ho detto che ora sto bene perché ho trovato da sola la strada giusta, nessuno gli ha mai parlato eppure pare abbia capito tutto da solo. Ho avuto conferma che il mio ragazzo è sensibile e intelligente.
Poi sulle cartelle cliniche c’è scritto che piangevo, e questo non va bene, che stavo sempre in camera, manco l’ospedale offrisse occasioni ricreative imperdibili, che ero riservata e non parlavo, manco in un posto del genere ci fossero tanti argomenti di cui parlare se non la terapia.
L’SPDC ma fondamentalmente anche le altre strutture private convenzionate dove sono stata sono veri e propri gironi infernali. Non nascondo di avere avuto anche paura per la mia incolumità fisica. I reparti sono misti, ci sono persone di ogni tipo e con ogni tipo di problematica, chiunque può entrare nella tua stanza e fare di te e con te quello che vuole tanto gli infermieri da mezzanotte a mattina si chiudono a chiave in guardiola a dormire. Durante l’ultimo ricovero un paziente che urinava in ogni angolo della struttura fuorché nel wc è entrato nella mia camera ha alzato il braccio nel gesto di suonarmele e ha detto “ti picchio puttana”. Non puoi neanche andare a lamentarti dagli infermieri, sei malata di mente….
Gli ospedali psichiatrici sono vere e proprie discariche di persone con le problematiche più disparate. Per esempio io mi sono sempre chiesta come mai mi trovassi nello stesso ospedale dove si trovava un uomo di oltre 70 anni che dormiva quasi tutto il giorno su una sedia a rotelle con la bocca semiaperta, mezzo nudo, che ogni tanto tentavano di svegliare con l’acqua in faccia e che con disprezzo chiamavano professore….probabilmente aveva una malattia degenerativa ma uno di noi due era nel posto sbagliato.
Dopo più di un mese di ostracismo però ho capito che non avrei avuto scampo se non li avessi assecondati. Che se alla domanda come stai rispondevo male loro mi aumentavano continuamente la terapia. Allora ho cominciato a fare la brava, a non rompere, ad assumere più tranquillamente la terapia, a stare di più nella sala comune, a “diventare più collaborativa” Ho capito che questo era l’unico modo per uscire da li.
Inizialmente avevo paura a leggere le mie cartelle cliniche, terrore puro, poi però mi sono resa conto che sono delle grandi buffonate. Se queste cose tragiche non fossero davvero successe ci si potrebbe anche ridere sopra. Non c’è diagnosi, non c’è cura, solo tentativi, accanimenti, violenze e minacce fisiche e psicologiche. Non stiamo parlando di esperti, non stiamo parlando di basi scientifiche. Gli unici esami che ti fanno all’ospedale sono quelli del sangue per vedere che tu non sia incinta fondamentalmente e l’ECG perché si sa, gli psicofarmaci danneggiano fortemente il cuore e loro devono stare dalla parte dei bottoni.
Ora tanti tasselli della mia vita stanno lentamente e faticosamente riprendendo il loro posto. Tuttavia, faccio ancora tanta fatica. Capisco che l’unico modo per uscirne definitivamente è capire quello che è successo. Ora so che non ero io a essere sbagliata è la psichiatria a esserlo. Ho subito una grande ingiustizia, una violenza anche fisica perché il mio corpo ora chiede il conto. Mio marito che ha sempre appoggiato l’operato degli psichiatri nei miei confronti quando io mi lamento dice beh però è da tanto tempo che non le prendi, proprio lui che non prende mai un moment, mai nulla. Come se le quintalate di farmaci presi si potesse spazzare via con un colpo di spugna.
La mia psicologa dice che mi sono salvata grazie alla mia ostinazione, determinazione e forza di volontà. Finché mi hanno obbligata ai farmaci non c’è stato mai uno spiraglio di luce, ora che finalmente ho sperimentato la mia via alternativa ce la sto facendo. Si perché quasi tutti si dimenticano del fatto che l’adesione del paziente alla terapia è fondamentale per il buon esito della stessa.
Ho capito che di fronte alle tante frottole scritte sulle cartelle cliniche non si può fare nulla dal punto di vista legale. Non è malasanità, è cura, loro hanno il culo paratissimo. Se potessi metterei al rogo sulla pubblica piazza il mio medico di base che mi ha prescritto i primi psicofarmaci per telefono e lo psichiatra che mi ha seguito per tutti questi anni al CSM . Sono criminali autorizzati dalla legge e dallo stato che non ha nessun controllo su di loro che fanno il bello e il brutto tempo. L’ordinanza del sindaco per il TSO è pura proforma, il sindaco non controlla proprio niente e per il TSO ci deve essere parere favorevole di due medici ma bisogna tenere conto che in questa categoria nessun medico va contro il parere di un altro in linea di massima.
Capite queste cose, devo cercare ora di capire cosa fare per me e per le altre vittime per rendere almeno un po’ di giustizia a quanto accade tutti i giorni negli ambienti psichiatrici. E’ un mio dovere morale, la mia brutta esperienza non può andare persa nel vuoto.
Mi ritrovo a spaventarmi quando penso al passato ma credo sia l’unica via. Spero di arrivare a pensarci senza turbarmi tanto. Come mi spavento dell’eredità che questo mio faldone psichiatrico mi ha lasciato. La mia psicologa mi ha detto che non devo mai andare al pronto soccorso da sola perché se vado per un dolore alla gamba e loro leggono i miei precedenti è molto più probabile che io finisca in psichiatria piuttosto che in un reparto dove mi curano la gamba stessa. Questo, son sincera, mi angoscia. La propria vita futura non la sa nessuno, chi mi dice che io non andrò mai per nessun motivo al pronto soccorso da sola, magari in stato di incoscienza?
Mi scuso per essermi dilungata tanto ma scrivere, ragionare con qualcuno che sai ti ascolta con orecchi diversi aiuta tantissimo.
Grazie e cordiali saluti.
Lucia
RISPOSTA
Buongiorno sig.ra Lucia,
sono io che ringrazio Lei e mi inchino dinnanzi al Suo spessore.

Mentre le scrivo, il sangue nelle mie vene ribolle.
Ribolle per la cattiveria che c'è nel mondo; ribolle per tutto il male che esseri umani in camice bianco continuano a fare nei confronti di persone inermi a loro affidate; ribolle per giuramenti solenni che vengono giornalmente e costantemente violati.

Il primo pensiero va al suo medico di base, il cui atteggiamento è stato a dir poco criminale, per usare un eufemismo.

Prescrivere psicofarmaci telefonicamente non è solo una violazione deontologica che può configurare l'addebito di responsabilità penali, ma è anche un atto di puro menefreghismo e di totale ignoranza circa la potenza delle molecole utilizzate in ambito psichiatrico.

Lei è una sopravvissuta, e l'unica arma che ha nel suo arsenale è la sua raggiunta consapevolezza, che la porterà, con un po' di aiuto da parte mia, a tornare finalmente un essere umano degno di questo nome.

Veniamo a noi.

Tutto quello che le sta accadendo è diretta conseguenza di tutti gli insulti psicologici e farmacologi che il suo corpo ha dovuto sopportare nel corso di questi anni.

Ora, il primo passo è assecondarli e mai contrastarli.

Brevi periodi di utilizzo di psicofarmaci sono già sufficienti a mettere il corpo a dura prova, e la conseguente disintossicazione può diventare veramente pesante e tortuosa.

Il mio messaggio è però super positivo: Lei guarirà, eccome se guarirà.

Ora, si dimentichi di tutti i luminari che in buona o cattiva fede hanno provato a "curarla" e si affidi all'unico medico che la conosce al 100%, la stima, la ama e vuole solo il suo bene: il suo sistema immunitario.

Come dico sempre, non sono medico, non faccio diagnosi, non prescrivo nulla e non curo nessuno.

Nessun medico infatti può guarire qualcuno: è il corpo che guarisce se stesso, allorquando gliene venga data la possibilità.

Quindi, quello che è stato è stato, e da ora comincia un nuovo giorno.

Alimentazione vegana rigorosissima, con una percentuale di crudismo almeno all'80%.

Frutta e verdura a volontà, e l'eliminazione, almeno per il momento, anche di tutti i cereali, che sono cibi già di per sé difficili da digerire, e ancor di più in una condizione precaria come la sua.

Insonnia e orticaria sono figlie della stessa madre, e cioè tentativi del corpo di espellere i veleni e trovare nuovamente una condizione di "omeostasi" e cioè di equilibrio.

Concordo con lei che il marchio d'infamia della psichiatria è indelebile, e che anche in circostanze che nulla c'entrano con la "malattia mentale" si possa essere sempre e comunque catalogati come "malati mentali".

Quindi, in ogni situazione, calma assoluta, piena consapevolezza dei propri diritti, e farsi sempre accompagnare da persone fidate che possano schierarsi in nostra difesa se necessario.

E comunque mai far vedere di avere paura. E prospettare azioni legali a chiunque si permetta di infrangere i nostri diritti costituzionalmente garantiti.

Con il motore di ricerca interno del blog si riempia di cultura alternativa, in quanto ci sono centinaia di articoli a disposizione, e per qualunque cosa io ci sono. Sempre.


Pietro Bisanti

Per tutti: a breve uscirà il mio primo libro "ASSASSINI IN PILLOLE: La psichiatria moderna vista con gli occhi di un carabiniere": prenotazioni a pbisant@hotmail.com

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3 commenti:

  1. grandiosa lettera !!!! signora lucia, la sua lettera è meravigliosa e da una grande speranza a tutti coloro che stanno nel tunnel della dipendenza da psicofarmaci .... lei ha mantenuto UNA LUCIDITA' E UNA CAPACITA DI GIUDIZIO E UNA Sensibilità , INALTERATE... la sua lettera è come una violetta che fa capolino tra le sterpaglie e annuncia la primavera, dopo un lungo faticoso inverno , indica che la vita, per quanto trattata con diserbanti di ogni tipo, ancora rifiorisce , ancora esiste. Io non ho mai provato simili insonnie né simili usi massicci di psicofarmaci, posso quindi , relativamente all'insonnia, solo darle un ulteriore consiglio, oltre a quelli relativi alla dieta dell'autore del blog Pietro Bisanti. Il consiglio è di camminare all'aria aperta prima di andare a dormire. Io facevo cosi con mia figlia quando era neonata , la mettevo nel passeggino e uscivo al freddo, la coprivo bene ovvio... lei ritornava sempre addormentata, STORDITA DALL'OSSIGENO.... quindi le consiglio di passeggiare finchè non si sente stanca, dopo cena. Inoltre le consiglio anche di dormire con le ante aperte, in modo che la sua ghiandola pineale possa percepire sia l'oscurità che sopraggiunge che l'alba che arriva. Molti ormoni indolici secreti dalla pineale, dipendono dalla nostra esposizione alla luce solare durante il giorno e la notte.. e spesso se viviamo chiusi in casa e in ambienti con luci artificiali , abbiamo perso i ritmi circadiani del giorno e della notte e dobbiamo riabituarci a questo ritmo naturale. . .. posso aver l'onore di esser sua " amica " fb , se ha un profilo su quel social network ?? ci possiamo scambiare informazioni e esperienze. grazie ancora della sua lettera Gala

    RispondiElimina
  2. Grazie sig. Pietro per avermi ancora una volta ascoltata, per i consigli e per l'iniezione..... di fiducia per il mio futuro in fatto di salute fisica e mentale! Il blog è una fonte preziosa di informazioni controcorrente, l'ho già parzialmente letto e continuero' a farlo per avere più informazioni possibili ed è mia intenzione testimoniare ancora CONTRO la psichiatria se se ne presenterà l'opportunità. Chissà magari potrò anche aiutare qualcuno che in questo momento si trova in situazioni precarie simili alla mia, prigioniero della psichiatria stessa. Le osservazioni positive nei confronti del mio modo di pensare mi fanno un certo effetto, per anni le mie idee sono state criticate, vessate, contrastate, violate, mi sembrava di guidare contromano in una strada a senso unico. E' difficile perseverare quando si è da soli contro il mondo. Mi fanno anche un certo effetto perchè pensavo di essere finita al manicomio, perchè non c'è altra parola per definirlo, inutile fare giri di parole, per debolezza di carattere, mancanza di grinta e volontà. Ho letto testimonianze di altri ex utenti psichiatrici con storie anche più inquietanti e lunghe della mia. Alcuni dicono che senza un "gancio" esterno all'ospedale non ne esci, non ce la puoi fare. Una persona che stia dalla tua parte, che osservi con senso critico ciò che succede nella struttura, che metta in dubbio certi modi di fare e comportamenti di medici e infermieri. Può essere un amico, spesso un familiare, soprattutto dicono è la propria madre. Bè io posso dire invece di avercela fatta da sola, avevo persone care che mi venivano a trovare e che mi sono state MOLTO vicine, mio fratello, mio zio, mio cugino. Nessuno però, anche se in buonissima fede, ha mai messo in dubbio che quella fosse l'unica via di guarigione nonostante vedessero gli effetti devastanti che i farmaci avevano su di me. Mi viene anche da pensare a mia madre, anche lei in buonissima fede, in quanto madre.... Nel 2011, mentre aspettavo a casa i vigili urbani che mi dovevano portare all'SPDC per il secondo TSO, ancora ricordo, guardavo continuamente fuori dalla finestra, sapevo già quello che mi aspettava e non vedevo l'ora che accadesse tutto, ho telefonato a mia mamma e le ho detto mamma mi stanno venendo a prendere. Lei mi ha risposto ecco vedi, sei sempre la solita, te le cerchi, non ti vuoi curare! Tra le righe mi sono sentita dire ben ti sta. Ringrazio di cuore anche Gala per la bella metafora trovata per la mia lettera e anche per i consigli che mi pare abbiano una base cento volte più scientifica dei criteri/concetti psichiatrici relativi in questo caso ai meccanismi del sonno. Gli ipnotici per esempio creano un sonno indotto, non riposante, il bugiardino dice di prenderlo per non più di 2/3 settimane, gli psichiatri li prescrivono per anni. Creano dipendenza e per avere effetti significativi devi aumentarne sempre il dosaggio, è un circolo vizioso infinito, non mi sembra una gran soluzione.Vorrei raccontare un'altra cosa che spero possa fare aprire gli occhi a chi ancora legittima l'operato della psichiatria. Durante l'ultimo incontro di mio marito con lo psichiatra al CSM, dopo che io gli avevo detto che NON ci doveva più andare, lo psichiatra ha detto a mio marito beh ora chiudiamo la cartella clinica di sua moglie, se desidera continuare a venire ne apriamo una a suo nome...fuori una dentro un altro. Il sistema psichiatrico deve continuamente garantirsi pazienti, possibilmente a vita. Io ho un profilo facebook ma sinceramente non lo uso quasi mai. Questi anni mi hanno lasciata "arretrata" anche per quanto riguarda la tecnologia. Potremmo trovare un modo alternativo per comunicare ma non so effettivamente come fare per non rivelare al mondo i nostri dati sensibili. Auguro un 2014 pieno di salute a entrambi. Lucia

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  3. sig.ra Lucia, continui pure a scrivere a Pietro Bisanti,o tramite i commenti nel blog. Vogliamo tutti continuare ad ascoltare la voce delle sua anima.
    Coraggio, qui e ora.
    A.

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